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	<title>Sintomi - Salute e consigli pratici ai tuoi disturbi &#187; Patologie e Disturbi</title>
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	<description>Salute e consigli pratici ai tuoi disturbi</description>
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		<title>Cellule staminali risvegliate negli anziani: il cervello non invecchia</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 15:10:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il cervello invecchia insieme a noi? E chi l&#8217;ha detto. Secondo uno studio americano del Max Planck Institute of Immunobiology di Friburgo, il cervello conserva un gran numero di cellule staminali potenzialmente utili per la rigenerazione di tessuti. Queste cellule, però, sono, per così dire, addormentate ma possono essere risvegliate con opportuni stimoli come la ginnastica.



Lo studio, pubblicato sulla rivista Stem Cell, è stato condotto da Verdon Taylor. La ricerca ha evidenziato la presenza di agglomerati vari di cellule staminali nei pressi dell&#8217;ippocampo, zona cerebrale addetta all&#8217;apprendimento e alla memoria, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cellule-staminali-neuronali.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-236" title="cellule-staminali-neuronali" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cellule-staminali-neuronali-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il cervello invecchia insieme a noi? E chi l'ha detto. Secondo uno studio americano del Max Planck Institute of Immunobiology di Friburgo, il cervello conserva un gran numero di cellule staminali potenzialmente utili per la rigenerazione di tessuti. Queste cellule, però, sono, per così dire, addor...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sydney: correlazione tra vita sedentaria e problemi sessuali</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 08:28:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo uno studio australiano la vita sedentaria fa male non solo al cuore degli over 40 ma anche alla loro vita sessuale. Infatti, secondo le ultime ricerche, l&#8217;attività fisica giova anche sul ritmo sessuale. Sono state esaminate le correlazioni tra lo stile di vita e la salute riproduttiva. Per farlo, la ricerca si è servita di un campione di over 40, ai quali sono state fatte quasi ujn centinaio di domande concerni stato coniugale, professione e istruzione, stato di salute, abitudini quotidiane, stile di vita e attività sessuale. La ricerca ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/attività-sessuale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" title="attività-sessuale" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/attività-sessuale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Secondo uno studio australiano la vita sedentaria fa male non solo al cuore degli over 40 ma anche alla loro vita sessuale. Infatti, secondo le ultime ricerche, l'attività fisica giova anche sul ritmo sessuale. Sono state esaminate le correlazioni tra lo stile di vita e la salute riproduttiva. Per ...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Oltre mezzo milione di minorenni convive col gioco d&#8217;azzardo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 18:28:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A lanciare l&#8217;allarme è stato lanciato dall&#8217;IFC-CNR di Pisa. E&#8217; un numero spaventoso quello dei minorenni che sono legati, come lo si è con un&#8217;ossessione, al gioco d&#8217;azzardo. Tra i giochi più gettonati ci sono loro: poker, scommesse sportive, gratta e vinci, superenalotto. Quello che si proverebbe davanti ad una schedina così come ad un gratta e vinci o ad una mano di poker? Il brivido di vincere e fare soldi facili, senza il sudore della fronte che accomuna la vecchia generazione.



Secondo le statistiche i dati sono seriamente preoccupanti e, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/gratta-e-vinci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-221" title="gratta-e-vinci" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/gratta-e-vinci-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>A lanciare l'allarme è stato lanciato dall'IFC-CNR di Pisa. E' un numero spaventoso quello dei minorenni che sono legati, come lo si è con un'ossessione, al gioco d'azzardo. Tra i giochi più gettonati ci sono loro: poker, scommesse sportive, gratta e vinci, superenalotto. Quello che si proverebbe...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Arriva il pacemaker per curare l&#8217;ipertensione</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 16:29:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da oggi si accende una nuova speranza per tutti coloro che sono affetti da ipertensione: è possibile ridurla con un pacemaker. Impiantato sotto la cute, lo stimolatore sembra dare risultati. Quello che vi stiamo raccontando è stato sperimentato alle Molinette di Torino dove a un paziente sulla cinquantina d&#8217;anni è stato impiantato un pacemaker.
Nonostante l&#8217;assunzione quotidiana di dodici farmaci anti-ipertensivi al paziente è stata misurata una pressione con valori medi di 240/140 mmHg. L&#8217;intervento installazione del pacemaker è avvenuto ad opera del Dottor Alessandro Ducati, direttore della Neurochirurgia universitaria dell&#8217;omonimo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/ipertensione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-217" title="ipertensione" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/ipertensione-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Da oggi si accende una nuova speranza per tutti coloro che sono affetti da ipertensione: è possibile ridurla con un pacemaker. Impiantato sotto la cute, lo stimolatore sembra dare risultati. Quello che vi stiamo raccontando è stato sperimentato alle Molinette di Torino dove a un paziente sulla cin...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Tachicardia: ritmo accelerato</title>
		<link>http://www.sintomi.eu/tachicardia-ritmo-accelerato/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 09:00:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La tachicardia (dal greco tachys veloce) è definita come l&#8217;aumento della frequenza del ritmo cardiaco al di sopra del valore limite; convenzionalmente, si contano dai 50 agli 80 battiti al minuto in un individuo adulto, considerato normale per un cuore a riposo. Durante un’intensa attività fisica o a causa di una forte emozione, si ha un aumento della frequenza cardiaca, raggiungendo i 180 battiti al minuto: condizione ancora del tutto normale. Dal momento in cui, però, il battito cardiaco supera i 80-100 battiti al minuto in condizioni di riposo, si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cuore.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-203" title="cuore" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cuore-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La tachicardia (dal greco tachys veloce) è definita come l'aumento della frequenza del ritmo cardiaco al di sopra del valore limite; convenzionalmente, si contano dai 50 agli 80 battiti al minuto in un individuo adulto, considerato normale per un cuore a riposo. Durante un’intensa attività fisic...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Insonnia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 10:53:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;insonnia è un disturbo del ritmo sonno- veglia che consiste in un aumento del periodo di veglia  ed in un riposo notturno qualitativamente e qualitativamente insoddisfacente a garantire un buon riposo psicofisico. L’insonnia viene classificato come disturbo secondario poiché può essere dovuto ai più disparati motivi e la diagnosi di insonnia si basa prevalentemente su quanto racconta la persona interessata e perciò è importante stabilire il tipo di insonnia, al fine di intraprendere poi il più adeguato regime terapeutico.
L&#8217;insonnia vie­ne distinta in 3 tipi principali: inson­nia iniziale, intermedia e terminale:
- ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-72" title="insonnia" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/insonnia-240x300.jpg" alt="insonnia" width="240" height="300" />L'insonnia</strong> è un disturbo del ritmo sonno- veglia che consiste in un aumento del periodo di veglia  ed in un riposo notturno qualitativamente e qualitativamente insoddisfacente a garantire un buon riposo psicofisico. L’insonnia viene classificato come <strong>disturbo</strong> secondario poiché può essere dovuto ai più disparati motivi e la diagnosi di insonnia si basa prevalentemente su quanto racconta la persona interessata e perciò è importante stabilire il tipo di insonnia, al fine di intraprendere poi il più adeguato regime terapeutico.</p>
<p style="text-align: justify;">L'insonnia vie­ne distinta in 3 tipi principali: inson­nia iniziale, intermedia e terminale:</p>
<p style="text-align: justify;">- l’ insonnia iniziale è caratterizzata­ da un ritardo significativo nel’addormentarsi;</p>
<p style="text-align: justify;">- l’insonnia intermedia è ta­le quando il soggetto lamenta un sonno interrotto da frequenti risvegli notturni e  questo tipo di insonnia si presenta soprattutto nei soggetti affet­ti da malattie organiche;</p>
<p style="text-align: justify;">- l'insonnia ter­minale è caratterizzata da un precoce ri­sveglio mattutino, che interrompe defi­nitivamente il periodo di riposo nottur­no e da un aumento del tempo di veglia durante la permanenza a letto. Questo tipo di insonnia è abba­stanza tipico dei soggetti ansiosi o comunque che stanno vivendo periodi di stress.</p>
<p style="text-align: justify;">I 3 tipi di insonnia possono essere presen­ti nello stesso paziente isolatamente o associati tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che soffrono di insonnia lamentano di non essere in grado di dormire che per pochi minuti alla volta o di agitarsi nel letto durante la notte. Se l'insonnia è prolungata per più di alcune notti di seguito può divenire "cronica" e causare un <em>deficit nel sonno</em> che è estremamente nocivo per la salute dell'insonne in quanto si viene pesantemente ad alterare il naturale <em>ciclo del sonno </em>e ciò può risultare difficile da restaurare. Alcuni insonni cercano di dormire nel pomeriggio o nella prima serata col risultato di ritrovarsi all'ora notturna di dormire molto vigili aggravando l'insonnia; altri invece spingono il loro corpo fino ai limiti delle proprie forze psico - fisiche, sin quando la mancanza di sonno causa gravi problemi fisici e mentali.</p>

<h4 style="text-align: justify;">L’insonnia può essere sintomo di:</h4>
<ul style="text-align: justify;">
	<li>malattie neurologiche come encefaliti e meningiti,</li>
	<li>di malattie endocrine</li>
	<li>di gravi insufficienze epatiche o renali</li>
	<li>disturbi affettivi,</li>
	<li>psicosi,</li>
	<li>brusco cambiamento di abitudini di vita, quindi andare a dormire ad orari diversi da quelli abituali,</li>
	<li>tolleranza o sospensione di tarmaci depressori del sistema nervoso centrale (ipnotici, ansiolitici, antistaminici ad azione sedativa, antidepressivi ad azione sedativa, marijuana, cocaina, oppio e derivati, ecc.),</li>
	<li>uso o abuso di tarmaci psicostimolanti (amfetamina o amfetamino - simili, broncodilatatori, preparati tiroidei, contraccettivi orali, caffeina, ecc.),</li>
	<li>alcolismo cronico,</li>
	<li>arresto notturno del respiro,</li>
	<li>dolori fisici vari,</li>
	<li>mioclono notturno (scosse ritmiche degli arti inferiori),</li>
	<li>malattie organiche del sistema nervoso centrale e periferico, degli ap­parati cardiovascolare, polmonare, genito-urinario e digerente,</li>
	<li>intossicazioni (ossido di carbonio, alcolismo acuto, ecc.),</li>
	<li>fattori ambientali (rumore, luce o calore o freddo eccessivi, i movimen­ti o il russare del compagno di letto, o ancora cambiamenti del cuscino o d3el materasso che il soggetto avverte come diversi da quelli soliti e che spesso non li trova confortevoli),</li>
	<li>qualsiasi disturbo reattivo o caratteria­le della sfera emotivo-affettiva.</li>
</ul>
<h2 style="text-align: justify;">Gli accorgimenti da prendere per conciliare il sonno e combattere l’insonnia sono:</h2>
<p style="text-align: justify;">- evitare di condurre una vita sedentaria,</p>
<p style="text-align: justify;">- evitare di consumare pasti abbondanti la sera prima di andare a letto, di assumere troppi alcolici e di fumare troppe sigarette,</p>
<p style="text-align: justify;">- bere una bevanda calda subito prima di andare a letto: del latte, una tisana di menta o semplicemente della camomilla,</p>
<p style="text-align: justify;">- usare qualche tecnica di rilassamento: come per esempio concentrare l'attenzione su qualcosa di banale e ri­petitivo,</p>
<p style="text-align: justify;">- evitare di pensare troppo a lungo ad eventi successi nella giornata o comunque a pensieri che nei soggetti suscitano forti emozioni,</p>
<p style="text-align: justify;">- dormire in una stanza ben ventilata e non troppo calda,</p>
<p style="text-align: justify;">- andare a letto appena ci si sente stanchi;</p>
<p style="text-align: justify;">- assicurarsi che il letto sia comodo, caldo, ma che non abbia coperte troppo pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;">- evitare di bere stimolanti, come tè o  caffè, prima di andare a letto.</p>
<p style="text-align: justify;">- evitare di vedere spettacoli che possono provocare uno stato d'eccitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">- evitare di usare biancheria da notte troppo stretta, che impedisce i movimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>

<h3 style="text-align: justify;">Ci sono vari rimedi per combattere l’insonnia:</h3>
<ul style="text-align: justify;">
	<li>Rimedi tradizionali sono spesso i più improbabili e consistono:</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">1) nel  pensare a cose piacevoli, che producono uno stato di rilassamento che permette di scivolare nel sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">2) La vecchia camomilla invece funziona. Ma non perché agisca sul sonno: perché ha effetto sul sistema di credenze di chi la prende. Nei bambini piccoli la camomilla può effettivamente favorire il sonno, in quanto inibisce la peristalsi intestinale, (i movimenti intestinali) causa di dolore, e quindi di insonnia, mentre negli adulti ha prevalentemente un effetto placebo.</p>
<p style="text-align: justify;">3) Più risultati si ottengono con la valeriana, che è un rimedio molto usato perché ritenuto efficace ed innocuo, anche se l’efficacia è molto variabile perché è influenzata dal effetto suggestivo (ma vale anche per i farmaci più potenti) e l’innocuità è sicura solo a bassi dosaggi. [Bisogna tener conto che qualunque sostanza che funziona può avere effetti collaterali in alcune condizioni e a dosaggi elevati]. Altri usano altre erbe quali: lavanda, luppolo, passiflora, escolzia, biancospino.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Alcuni rimedi tradizionali per l'insonnia includono il bere latte tiepido prima di andare a dormire, fare un bagno caldo nella sera, un forte esercizio fisico per mezz'ora nel pomeriggio, mangiare molto a pranzo e fare una cena leggera tre ore prima di addormentarsi, evitare attività stimolanti nelle ore serali e, paradossalmente, svegliarsi presto al mattino e andare a letto in un orario consono.</p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>Rimedi farmacologici: esistono diverse categorie di farmaci e psicofarmaci che, a causa del loro forte effetto tranquillante vengono prescritte per la cura sintomatica dell'insonnia, specialmente nei casi più gravi.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">1) I farmaci ipnotici più comunemente prescritti per l'insonnia sono le benzodiazepine tra le quali sono annoverati farmaci come il diazepam (presente in Italia sotto diversi nomi, tra i quali <strong>Valium</strong>), il lorazepam (venduto in Italia col nome <strong>Tavor</strong>), il nitrazepam (<strong>Mogadon</strong>), il temazepam (<strong>Normison</strong>) e il flunitrazepam (<strong>Roipnol</strong>). Purtroppo questti farmaci presentano una  vasta gamma di effetti collaterali a partire da un possibile torpore al risveglio, senso di vertigine, bocca impastata e poi c’è la dipendenza se impiegate in maniera continuativa per lunghi periodi.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Successivamente sono stati introdotti nel mercato i cosiddetti <em>Farmaci Z</em> (tra cui <em>Zolpidem</em>, <em>Zoplicone</em>) ovvero imidazopiridine che non hanno le controindicazioni delle benzodiazepine (sonnolenza diurna) e sembrano indurre un sonno più fisiologico e più naturale; inoltre sembra non causino spiacevoli assuefazioni, non creando dipendenza e tolleranza (ovvero la necessità di aumentare la dose del farmaco nel tempo).</p>
<p style="text-align: justify;">3) Di più recente arrivo sul mercato farmaceutico le pirazolopirimidine che sembra possano essere utilizzate per lunghi periodi di tempo, nella cura di insonnia cronica. Studi recenti hanno confermato l'utilità dell'ormone melatonina nel ripristino di un sonno regolare nelle sue fasi: esso è considerato unun integratore, in quanto la sostanza è già prodotta dall'ipofisi nel nostro organismo, proprio per regolare il <em>ritmo sonno-veglia</em>.</p>

<h3 style="text-align: justify;">Parasonnia</h3>
<p style="text-align: justify;">Questo include un numero di disordini di sveglia repentina ed improvvisa che includono incubi, sonnambulismo, e che conducono spesso ad un comportamento violento durante il sonno e disturbi della fase <strong>R.E.M.</strong>, nel quale una persona muove il proprio corpo per assecondare ciò che sta sognando. Queste condizioni, eccetto il sonnambulismo, possono essere curate con successo attraverso interventi medici o di uno specialista del sonno.</p>

<h3 style="text-align: justify;">Sonnambulismo</h3>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>sonnambulismo</strong> è un disturbo del sonno caratterizzato da attività motorie automatiche che, solitamente, sono semplici e fatte quotidianamente e che il dorminete intraprende in uno stato di incoscienza e semiveglia. La fascia di età compresa tra 5 e 12 anni è quella maggiormente colpita (quasi un bambino su tre) e l'incidenza tende a scomparire dopo l'adolescenza. Nel caso il disturbo insorga in un adulto gli specialisti associano il sonnambulismo ad aspetti neurotici, psicotici o nevrotici (isterismo).
Il sonnambulismo avviene nella fase tre, o quattro, del sonno non Rem e quindi i casi di sonnambulismo si verificano nelle prime 2 - 3 ore del sonno e la durata dei movimenti difficilmente va oltre i cinque minuti. I sonnambuli possono arrivare a uscire dal letto mentre stanno ancora dormendo, e camminare, uscire di casa e fare tutti i gesti abituali che si compiono nella quotidianità come versare l’acqua in un bicchiere o lavare un piatto mantenendosi però costantemente in uno stato di incoscienza, nonostante però la maggior parte dei sonnambuli si limita a sedersi sul letto ed esegue gesti ripetitivi come l'atto di lavarsi e vestirsi. Sulle cause le opinioni sono discordanti, anche se è stata rilevata una ipereccitabilità della corteccia cerebrale che da un lato impedisce il sonno profondo e dall'altro mantiene attivi i meccanismi di veglia e di sonno, mentre nei bambini le spiegazioni sono riconducibili a problematiche di natura psicologica.  Si pensa che svegliare i sonnambuli sia assai pericoloso: in realtà il vero pericolo non è tanto nell'interruzione improvvisa del sonno quanto nello shock che può provocare il disorientamento. Non essendo una malattia, ma solo un disturbo, può essere curata con farmaci specifici e grazie a qualche seduta psicologica è possibile risalire alle possibili cause.
</p><p style="text-align: right;"><strong><em>Articolo di Stefano Picchi</em></strong></p>height="150" /></a>...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Obesità</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 10:16:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ipertensione arteriosa]]></category>
		<category><![CDATA[ipoventilazione]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[obesità androide]]></category>
		<category><![CDATA[obesità essenziale]]></category>
		<category><![CDATA[obesità ginoide]]></category>
		<category><![CDATA[obesità ipertonica]]></category>
		<category><![CDATA[obesità ipotonica]]></category>
		<category><![CDATA[obesità secondaria]]></category>
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		<description><![CDATA[L’obesità è una malattia complessa dovuta a molteplici fattori quali genetici, ambientali ed individuali che comporta un’alterazione del bilancio energetico ed un accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell’organismo con conseguente aumento di peso corporeo. È spesso impropriamente usato come sinoni­mo di adiposità, che indica invece l&#8217;accumu­lo di tessuto adiposo in regioni limitate dell&#8217;or­ganismo, per esempio bacino, arti inferiori.
In senso generale si deter­mina l&#8217;obesità quando l&#8217;introduzione di calorie con gli alimenti è superiore al fabbisogno dell&#8217;or­ganismo: questa eccessiva introduzione di ca­lorie è legata a una alterazione dei meccani­smi che equilibrano l&#8217;assunzione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-65" title="obesita" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/obesita.jpg" alt="obesita" width="354" height="220" />L’<strong>obesità</strong> è una malattia complessa dovuta a molteplici fattori quali genetici, ambientali ed individuali che comporta un’alterazione del bilancio energetico ed un accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell’organismo con conseguente aumento di peso corporeo. È spesso impropriamente usato come sinoni­mo di <em>adiposità,</em> che indica invece l'accumu­lo di tessuto adiposo in regioni limitate dell'or­ganismo, per esempio bacino, arti inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;">In senso generale si deter­mina l'obesità quando l'introduzione di calorie con gli alimenti è superiore al fabbisogno dell'or­ganismo: questa eccessiva introduzione di ca­lorie è legata a una alterazione dei meccani­smi che equilibrano l'assunzione degli alimenti con il consumo, ma purtroppo le cause scatenanti non sono note, anche se sono stati individuati molteplici fattori quali: il rallen­tamento del metabolismo basale che si manifesta fisiologicamente con l'avanzare dell'età, la vita se­dentaria, le abitudini alimentari familiari, che vengono acquisite sin dall’età infantile e che il soggetto tende a mantenere. Si riconosce anche l'importanza di fattori psico­logici, come nei casi in cui il paziente trova nel cibo conforto e che lo vede come adeguato ripiego per realizzare un soddisfacimento di altre situazioni che sono difficilmente realizzabili per il soggetto in questione o comunque sono fonte di frustrazione (per es., aspirazioni di natura sociale, o di affari, o sessuali, che risultino inattuabili).</p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>
<p style="text-align: justify;">Per<em> </em>riconoscere una condizione di obesità è necessario fare riferimento a quello che sarebbe il peso ideale del soggetto in esame a seconda dell’età, sesso, altezza, costituzione, e questo peso è forni­to da apposite tabelle. Per parlare di obesità non è quindi solo sufficiente constatare un'importante sovrappeso ma occorre valutare anche la percentuale di massa grassa (B.M.I o I.M.C.). Per esempio, a parità di altezza, sesso, età e peso, un longilineo sedentario potrebbe risultare obeso mentre la sua controparte brevilinea e sportiva potrebbe avere una massa adiposa nella norma. In quest'ultimo caso non si può parlare di obesità poiché l'eccesso ponderale è dovuto soprattutto alla maggiore massa ossea e muscolare. In linea generale si parla di obesità quando:</p>
<p style="text-align: justify;">- il peso corporeo supera il peso ideale di una quantità pari almeno al 20%;</p>
<p style="text-align: justify;">oppure;</p>
<p style="text-align: justify;">- quando l’indice di massa corporea (I.M.C) è superiore a 30.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono varie forme per il calcolo del peso ideale ed una delle più usate è la formula di Lorentz (dove il peso <em>p</em> deve essere calcolato in kg e l'altezza <em>h</em> in cm), che deve essere adattata al sesso e all'età:</p>
<p style="text-align: justify;">uomo: peso = Altezza – 100 – [(Altezza – 150) / 4]</p>
<p style="text-align: justify;">donna: peso = Altezza – 100 – [(Altezza – 150) / 2]</p>
<p style="text-align: justify;">In alternativa è molto utilizzato il <em>Body Mass Index</em> (BMI), ottenuto dal rapporto tra peso cor­poreo (in kg) diviso per altezza (in m); apposite tabel­le con percentuali identificano le aeree di peso normale, sovrappeso e obesità.</p>

<table style="text-align: justify;" border="1" cellpadding="0" width="356">
<tbody>
<tr>
<td>
<p align="center"><img class="alignnone size-full wp-image-63" title="tabella1" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/tabella1.jpg" alt="tabella1" width="180" height="38" /></p>
</td>
<td>
<p align="center">UOMO</p>
</td>
<td>
<p align="center">DONNA</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="185">Normalità</td>
<td width="69">
<p align="center">20-25</p>
</td>
<td width="86">
<p align="center">18.7 -23.8</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>Sovrappeso (obesità di I° grado)</td>
<td>
<p align="center">25-30</p>
</td>
<td>
<p align="center">23.9-28.6</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>Obesità di II° grado</td>
<td>
<p align="center">35-40</p>
</td>
<td>
<p align="center">28.7-40</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>Obesità di III° grado</td>
<td>
<p align="center">&gt; 40</p>
</td>
<td>
<p align="center">&gt; 40</p>
</td>
</tr>
</tbody></table>
<p style="text-align: justify;">È opportuno precisare che queste formule non tengono conto del rapporto tra massa magra e massa grassa, perciò per esempio un atleta particolarmente muscoloso potrebbe risulta­re impropriamente obeso se rapportato a que­ste tabelle; esistono pertanto metodiche più raffinate in cui si riesce a calcolare la massa grassa. Comunque, per un uso comune, la de­terminazione del BMI è più che adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">L'obesità si osserva in genere dopo i 40 anni ed è più frequente nelle donne, che ne ri­sultano affette con una frequenza doppia ri­spetto agli uomini. L'associazione dell’obesità con condizioni quali diabete, ipertensione, cardiopatie rende conto del ri­schio di vita e di malattie invalidanti nei sog­getti obesi e per questo l’obesità non è affatto una condizione da sottovalutare e trascurare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono distinte innanzitutto 2 tipi di obesità: obesità<em> essenziali o co­stituzionali</em> e obesità<em> secondarie o sintomatiche: </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">– Obesità <em>essenziale:</em> si manifesta indipendentemente da lesioni nervose o endocrine; spesso ha carattere familiare e si ritiene che fattori genetici ed ereditari possano essere importan­ti nella sua origine;<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">– Obesità<em> secondaria:</em> rappresenta il sintomo di una malattia di varia natura, per lo più endocrina:<em> </em>così abbiamo obesità nell'ipotiroidismo (difetto di funzionalità della tiroide e quindi di produzione degli ormoni tiroidei), nell'ipopituitarismo (difetto di funzionalità della ipofisi), nell'ipogonadismo (difetto di funzionalità delle gonadi), in lesioni dei nuclei nervosi dell'ipota­lamo. In questi casi il tessuto adiposo presenta a volte una disposizione caratteristica: nell'ipogonadismo ad esempio si accumula prevalentemente alle cosce, alle natiche, alla regio­ne sovrapubica; nell'ipotiroidismo alla faccia, al collo, ai polsi e alle caviglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Si distinguono anche una:</p>
<p style="text-align: justify;">– obesità <em>ipertonica:</em> è più frequente negli uomi­ni attivi, muscolosi e forti mangiatori;</p>
<p style="text-align: justify;">– e una <em>ipotonica:</em> che invece predilige le donne e si manifesta con pallore, flaccidità dei tessuti, astenia (debolezza) e facile esauribilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un'altra distinzione è tra:</p>
<p style="text-align: justify;">– obesità androide: detta anche centrale è tipicamente maschile e si associa ad una maggiore distribuzione di tessuto adiposo a livello della regione addominale, toracica, dorsale e della nuca. L'obesità androide si associa ad un maggior rischio di ipercolesterolemia, iperuricemia, ipertensione e ridotta tolleranza ai carboidrati e può avere delle complicanze cardiovascolari e metaboliche;</p>
<p style="text-align: justify;">– obesità ginoide: detta anche periferica è tipicamente femminile e si caratterizza per una distribuzione delle masse adipose nella metà inferiore dell'addome, a livello dei glutei e delle cosce. Nell'obesità ginoide il grasso è presente soprattutto nel compartimento sottocutaneo, con conseguente elevato rapporto tra grasso superficiale e profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Normalmente in condizioni fisiologiche, maschio e femmina si distinguono per una diversa distribuzione della massa adiposa, ad esempio maggiormente localizzata a livello dei fianchi e della pancia negli uomini, e sulle cosce e sui glutei nelle donne. Le forme corporee sono infatti legate al rapporto tra ormoni sessuali maschili (androgeni) e femminili (estrogeni).</p>
<p style="text-align: justify;">In condizioni patologiche tali differenze possono esacerbarsi, dando luogo ai due tipi di obesità appena menzionati.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-64" title="immagine1" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/immagine1.jpg" alt="immagine1" width="163" height="138" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>valutare di quale dei 2 tipi di obesità</strong> si tratti è sufficiente misurare la circonferenza della vita nel suo punto più stretto.</p>

<table style="text-align: justify;" border="0" cellpadding="0" width="341">
<tbody>
<tr>
<td width="45"></td>
<td width="287">
<p align="center">Rischio di malattia   elevato (obesità androide)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>Uomo</td>
<td>
<p align="center">Circonferenza vita   &gt; 101,6 cm</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>Donna</td>
<td>
<p align="center">Circonferenza vita   &gt; 88,9 cm</p>
</td>
</tr>
</tbody></table>
<p style="text-align: justify;">Un dato più obiettivo e specifico si ha calcolando il rapporto tra la circonferenza misurata a livello ombelicale (vita) e gluteo (fianchi). Tale rapporto è chiamato WHR:</p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>si parla di obesità androide quando il rapporto WHR è &gt; di 0,85;</li>
	<li>si parla di obesità ginoide quando il rapporto WHR è inferiore a 0,79.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I pazienti che superano tali valori sono considerati ad alto rischio di problemi medici legati all'obesità.</p>
<p style="text-align: justify;">Similmente al B.M.I o I.M.C, anche il WHR è un indicatore approssimativo, poiché non tiene conto del rapporto tra la massa muscolare presente nella regione glutea e in quella addominale.</p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>
<p style="text-align: justify;">La sintomatologia dell'obesità si riduce praticamente all'aumento del peso corporeo, che può esse­re di entità estremamente variabile: da casi mo­dici fino a casi gravissimi, che comportano alterazio­ni nella morfologia corporea. Accanto all'aumento del peso corporeo si ha tuttavia una serie di sintomi collaterali, legati o al sovraccarico funzionale che l'aumento di tessuto adiposo determina nei vari organi,o al­la precoce comparsa di altre affezioni morbo­se, quali l'ipertensione arteriosa (aumento pressione arteriosa), diabete, artrosi, problemi alla colonna vertebrale, stress cardiaco con rischio di ictus ed infarti. Tra i sintomi più comuni rilevabili nel soggetto obeso ricordiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">- la facile esauribilità fisica di fronte agli sforzi,</p>
<p style="text-align: justify;">- la dispnea (difficoltà a respirare) ,</p>
<p style="text-align: justify;">- ar­trosi delle articolazioni del ginocchio,</p>
<p style="text-align: justify;">- il piede piatto,</p>
<p style="text-align: justify;">- frequenti sono anche le alterazioni cutanee legate all'abbondante sudorazione dovuta al fatto che  il soggetto obeso ha difficoltà a disperdere il proprio calore con conseguenti arrossamenti cutanei ed anche soggetti a colpi di calore.</p>

<h3 style="text-align: justify;">L'obesità predispone a numerosissime ma­lattie. Tra queste ricordiamo:</h3>
<p style="text-align: justify;">- l'arteriosclerosi,</p>
<p style="text-align: justify;">- l'ipertensione arteriosa,</p>
<p style="text-align: justify;">- diabete,</p>
<p style="text-align: justify;">- artrosi,</p>
<p style="text-align: justify;">- gotta,</p>
<p style="text-align: justify;">- calcolosi renale ed epatica,</p>
<p style="text-align: justify;">- scompenso cardiaco,</p>
<p style="text-align: justify;">- ipoventilazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso dell’obesità il trattamento principale è la prevenzione: adottando stili di vita sani, quindi un’alimentazione corretta e a un’attività fisica adeguata al fine così di controllare il proprio peso ed evitare che superi i livelli a rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella diagnosi di obesità, e soprattutto in tutte le successive terapie e trattamenti dietologici, è necessario evitare autodiagnosi, ma affidarsi a uno specialista. Il trattamento consiste nella riduzione del peso corporeo, sotto stretto controllo medico e spesso presso centri specializzati, e nel mantenimento di un peso adeguato alla propria altezza grazie a un’alimentazione corretta ed equilibrata. Accanto alla dieta, spesso studiata anche sui casi specifici, va affiancata un’ attività fisica adeguata e costante ed in taluni casi si mostra necessaria seguire anche una terapia comportamentale al fine di correggere delle problematiche psicologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi più complessi è necessario affiancare anche una terapia farmacologica, a base di dexfenfluramina, sibutramina, o di fentermina/fenfluramina per periodi che vanno da 6 mesi a un anno e che devono essere valutati solo dal medico. L’utilizzo di interventi chirurgici, come il by – pass intestinale o gastrico (che consente di ridurre il passaggio di cibo nello stomaco e nell’intestino tenue) o il bending gastrico (che consiste nell’utilizzo di un anello di materiale plastico al fine di ridurre la capienza dello stomaco costringendolo così ad assumere volumi di cibo inferiori) è invece raccomandato solo in casi estremi, per quei pazienti che presentino obesità acuta (con B.M.I. &gt; 35-40) e altre patologie associate, che sono cioè ad alto rischio di mortalità come di attacchi cardiaci o ictus, oppure che non rispondano agli altri trattamenti.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Articolo di Stefano Picchi</strong></em></p>height="150" /></a>...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forfora</title>
		<link>http://www.sintomi.eu/forfora/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 21:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patologie e Disturbi]]></category>
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		<category><![CDATA[crosta lattea]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite da contatto]]></category>
		<category><![CDATA[forfora]]></category>
		<category><![CDATA[ketoconazolo]]></category>
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		<category><![CDATA[psoriasi]]></category>
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		<category><![CDATA[tensioattivi]]></category>
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La Forfora o pitiriasi consiste in una desquamazione dell&#8217;epidermide (strato epiteliale che dal punto di vista istologico caratterizza la cute) sotto forma di piccole scaglie lamellari, che si manifesta soprattutto nelle parti coperte da peli e in particolar modo nel cuoio capelluto.
Le squame, secche e perlate, altro non sono che residui di cellule morte, il cui ricambio avviene più rapidamente del normale e se non asportate, si sovrappongo­no le une alle altre, formando così uno strato molto spesso, aderente al cuoio capelluto sot­tostante e difficilmente distaccabile. Quindi è proprio questo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-52" title="forfora-secca" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/forfora-secca1-150x150.jpg" alt="forfora-secca" width="150" height="150" />
<p style="text-align: justify;">La <strong>Forfora</strong> o <strong>pitiriasi</strong> consiste in una desquamazione dell'epidermide (strato epiteliale che dal punto di vista istologico caratterizza la cute) sotto forma di piccole scaglie lamellari, che si manifesta soprattutto nelle parti coperte da peli e in particolar modo nel cuoio capelluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le squame, secche e perlate, altro non sono che residui di cellule morte, il cui ricambio avviene più rapidamente del normale e se non asportate, si sovrappongo­no le une alle altre, formando così uno strato molto spesso, aderente al cuoio capelluto sot­tostante e difficilmente distaccabile. Quindi è proprio questo eccessivo sfaldamento che prende il nome di forfora il quale è solitamente accompagnato da prurito e da un fastidioso "effetto neve", accentuato dalla pettinatura e dallo sfregamento dell'epidermide. Simili operazioni, infatti, favoriscono il distacco delle squame, rendendo il problema particolarmente visibile e per certi versi imbarazzante; inoltre la presenza della forfora provoca una sofferenza del bulbo e delle papille del pelo e i capelli così diventano fragili, scoloriti e pos­sono cadere facilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">La forfora è un problema prettamente maschile: i maschi, infatti, producono maggiori quantità di sebo (sostanza grassa secreta dalle ghiandole sebacee della cute) probabilmente a causa dei più elevati livelli di androgeni, anche se tale disturbo, seppur con minore frequenza ed intensità, è comunque diffuso anche nel sesso femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">La forfora compare solitamente nella prima età adulta e tende a regredire dopo i 35-40 anni, mentre è piuttosto rara nei bambini e negli anziani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla genesi di questo disturbo sono state avanzate diverse ipotesi, come la cattiva alimentazione, lo stress, una naturale tendenza alla secchezza del cuoio capelluto, debolezza del sistema immunitario, squilibri ormonali (in particolare l'aumento degli ormoni androgeni o l'aumentata sensibilità locale alla loro azione), l'eccessiva produzione di sebo o lavaggi troppo frequenti o troppo diradati, con prodotti non idonei alle proprie caratteristiche. Nonostante alcuni di questi elementi possano indubbiamente contribuire ad accentuare la forfora, difficilmente ne rappresentano la causa principale.</p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>
<p style="text-align: justify;">In molti casi, infatti, il vero colpevole è un fungo, la Malassezia furfur (detto anche Pityrospum ovale), che vive sul cuoio capelluto della maggior parte delle persone senza creare alcun fastidio. I problemi si manifestano non appena le colonie si fanno troppo numerose e sembra che il meccanismo attraverso il quale il fungo determinerebbe la comparsa della forfora e' dovuto alla sua capacità di scindere i trigliceridi, normali costituenti del sebo, in acidi grassi liberi. Queste sostanze avrebbero un effetto infiammatorio e sarebbero dunque in grado di innescare un’ infiammazione focale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi la forfora ha origine da un processo infiammatorio "focale”, in cui nel cuoio capelluto dei soggetti affetti da forfora è stata rilevata la presenza di numerosi piccoli focolai o raggruppamenti di cellule infiammatorie attorno ai piccoli vasi sanguigni sotto l’epidermide.</p>

<p style="text-align: justify;">Queste cellule, richiamate in questi punti probabilmente dalla presenza di microorganismi, liberano delle sostanze atte a difendere la pelle stessa dall’infezione e queste sostanze, dette "mediatori chimici dell’infiammazione", provocano una accelerazione del ricambio delle cellule epidermiche.
Altri studiosi ritengono invece che il fungo svolga un ruolo solo di secondaria importanza nella genesi del disturbo, mentre ritengono che esso sia dovuto principalmente ad un’alterazione degli acidi grassi polinsaturi della cute: infatti tali studiosi ritengono che l’aumentata desquamazione cutanea sarebbe causata da un’alterazione dei fosfolipidi di membrana con aumento percentuale degli acidi grassi saturi.
Sebbene dunque esistano ancora dei dubbi circa il ruolo patogenetico del Pityrosporum ovale, attualmente a tale fungo si attribuisce la maggior responsabilità di questo antiestetico disturbo.
Vediamo ora nel dettaglio alcuni classici fattori che possono scatenare od accentuare il disturbo:
</p><p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">– <strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-52" title="forfora-secca" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/forfora-secca1-150x150.jpg" alt="forfora-secca" width="100" height="100" />Pelle secca</strong>: è responsabile della forfora "secca", caratterizzata da squame disidratate, fini e grigiastre, accompagnate a prurito, ma senza segni particolari di irritazione cutanea: si tratta di un accelerazione della rigenerazione delle cellule del cuoio capelluto e si parla di forfora secca quando quest’ultima si stacca facilmente, tanto che si nota soventemente sulle spalle o sul risvolto degli abiti delle piccole scaglie bianche.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">– <strong>Pelle grassa</strong>: è responsabile della forfora "grassa", caratterizzata da squame spesse, giallastre ed oleose, che cadono da un cuoio capelluto altrettanto grasso. E' causata dalla cosiddetta <strong>dermatite seborroica</strong>, una condizione che porta alla perdita di squame untuose non solo dal cuoio capelluto, ma anche da altre zone ricche di ghiandole sebacee, come le sopracciglia, le aree cutanee ai lati del naso e dietro agli orecchi, la zona inguinale e, talvolta, quella ascellare. E’ facile da riconoscere perché è <strong>gialla</strong> e <strong>incollatta al cranio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-54" title="psoriasi_pustulosa" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasi_pustulosa1-150x150.jpg" alt="psoriasi_pustulosa" width="100" height="100" />– <a href="http://www.sintomi.eu/psoriasi/" target="_self"><strong>Psoriasi</strong></a>: è una malattia infiammatoria cronica della pelle, non infettiva, che causa un accumulo di cellule di pelle morta, che formano spesse scaglie argentee su aree cutanee ricoperte da chiazze e placche rossastre. Queste manifestazioni si localizzano soprattutto a livello delle ginocchia, della regione sacrale, dei gomiti, delle mani, dei piedi e nel cuoio capelluto dove, soprattutto nei soggetti più nervosi, causano un prurito intenso e fastidioso.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">– <strong>Dermatite da contatto</strong>: è dovuta ad una sensibilizzazione nei confronti di particolari sostanze, come quelle contenute in certi prodotti utilizzati per il lavaggio o per la cura dei capelli. Può accompagnarsi a forfora e prurito.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">– <strong>Crosta lattea</strong>: è un disturbo che insorge nei primi mesi di vita dei bambini.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile proporre un unico approccio terapeutico e cosmetico al problema della forfora, in quanto è innanzitutto  necessario stabilire le caratteristiche della forfora, cioè se si tratta di una forfora secca o grassa, ma procediamo per gradi.</p>
<p style="text-align: justify;">Salvo rari casi in cui si presenta temporaneamente per poi scomparire, ad esempio in seguito ad un periodo stressante o a disordini alimentari, la forfora è un disturbo cronico, che può essere tenuto sotto controllo e limitato utilizzando appositi prodotti, che devono essere impiegati con una certa perseveranza. In genere una pulizia quotidiana con uno shampoo delicato riduce in maniera importante l'untuosità e l'accumulo di cellule morte, però qualora ciò non fosse sufficiente è necessario sottoporsi ad una visita medica dermatologica per indagare cause e caratteristiche della forfora e scegliere così lo shampoo o la lozione più idonea.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">I prodotti antiforfora si differenziano in base al principio attivo che contengono:</p>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Zinco piritone</strong>: questo agente antibattericida ed antifungino si è dimostrato efficace nel ridurre la popolazione microbica forforacea che alberga sul cuoio capelluto.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Catrame</strong>: rallentando la velocità di ricambio cellulare, il catrame di carbone può essere utile nel trattamento di forfora e dermatite seborroica. Però purtroppo non è privo di effetti collaterali quali la possibilità di determinare irritazione cutanea, oltre all'odore tendenzialmente sgradevole.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Solfato di selenio</strong>: utilizzando shampoo e lozioni contenenti questo principio attivo, si va a ridurre la velocità di ricambio delle cellule dello strato superficiale della pelle. Il solfato di selenio ha anche una modesta azione fungicida.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Ketoconazolo</strong>: è uno dei più efficaci principi attivi utilizzati nel trattamento della forfora. Il ketoconazolo è infatti un agente antifungino ad ampio spettro (cioè con un’azione più generalizzata e non specifica solo per una causa), che può risultare efficace quando tutti gli altri prodotti hanno fallito.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<p style="text-align: justify;">Altre sostanze sono i <strong>tensioattivi</strong> che hanno il compito di detergere facilitando la rimozione dello sporco adeso sul film lipidico di superficie. In realta', il cosiddetto sporco e' costituito sia dai detriti tissutali (sporco endogeno) che dalle particelle ambientali (sporco esogeno).
Non si deve, pero', chiedere ai tensioattivi di determinare la rimozione diretta delle squame furfuracee, in quanto nonostante l’azione della detersione porti complessivamente, sia per effetto fisico che chimico, all’allontanamento di parte delle squamette cheratiniche, un’azione troppo marcata dei tensioattivi si potrebbe rivelare un’arma a doppio taglio in quanto potrebbe causare una severa irritazione del cuoio capelluto. E’ per tale ragione che oggi si pone particolare cura nella scelta dei tensioattivi impiegati e si preferisce ricorrere ad una miscela di tensioattivi in grado di produrre gli effetti cosmetici desiderati e allo stesso tempo di non irritare il cuoio capelluto.
</p><p style="text-align: justify;">[ad]</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario anche ricordare il diffuso utilizzo di <strong>prodotti fitoterapici</strong> quali:</p>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>estratti di peperoncino,</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>l'aceto di mele,</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>gli oli essenziali di eucalipto, di rosmarino, di limone, di salvia e di ortica. Molto conosciuto è anche l'olio di Tea tree (od olio essenziale di <em>Melaleuca alternifolia</em>), utilizzato per le sue proprietà antisettiche (che distrugge i germi) ed antifungine: sembra essere molto efficace contro la forfora ma può causare reazioni allergiche in individui predisposti.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">I prodotti antiforfora possono essere utilizzati quotidianamente sino a quando il disturbo non risulta essere completamente sotto controllo; a quel punto è bene continuare ad utilizzare questi prodotti con almeno 3 applicazioni settimanali, alternandoli, qualora si richiedano lavaggi frequenti, a prodotti particolarmente delicati. Il tempo di applicazione del prodotto sul cuoio capelluto deve essere di almeno 2 - 3 minuti (anche se il tempo è soggetto a variazione in base alle caratteristiche e principi attivi del prodotto che si sta usando e per questo è necessario seguire attentamente le indicazioni del produttore) in modo tale da lasciare agire i principi attivi per un tempo sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora tutte queste attenzioni non sortissero gli effetti sperati, la forfora dovrebbe diventare un problema di competenza medica; dopo un'accurata visita, il dermatologo potrebbe quindi prescrivere prodotti specifici e mirati per la cute del paziente, reperibili solo in farmacia, od un trattamento a base di corticosteroidi.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste comunque un farmaco capace di curare la forfora ed eliminarla del tutto, però molto importante è la costante buona igiene dei capelli, perché riduce comunque l'in­fiammazione e il prurito della testa che caratterizzano la forfora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altri consigli utili per ovviare questo disturbo e per limitarlo sono:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>imparare a gestire razionalmente lo stress, concedendosi pause rigeneranti al momento del bisogno,</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>lavarsi frequentemente i capelli: anche se stenta a tramontare la credenza popolare secondo cui lavaggi frequenti aumenterebbero forfora e caduta dei capelli, una detersione quotidiana con prodotti delicati aiuta a rimuovere l'eccesso di sebo e a prevenire la comparsa della forfora,</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>seguire una dieta ricca di frutta e verdura, ma anche di pesce e proteine "magre", per assicurare all'organismo un adeguato apporto di aminoacidi solforati, zinco, <strong>omega-3</strong>, antiossidanti e vitamine del gruppo B. Allo stesso tempo va ridotto il consumo di alcol e di alimenti iperlipidici, come i formaggi grassi,</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>ridurre l'applicazione sui capelli di cosmetici quali gel, lacche o mousse, che possono risultare irritanti per il cuoio capelluto, renderlo più untuoso ed aumentare il prurito associato alla forfora,</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li style="text-align: justify;">durante l'estate, l'esposizione ai raggi so­lari tende a ridurre la desquamazione, per cui ai soggetti predisposti il consiglio è quello di tenere i capelli corti per espor­re il cuoio capelluto al sole.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Articolo di Stefano Picchi</strong></em></p>height="150" /></a>...</p>]]></content:encoded>
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		<title>Psoriasi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 18:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patologie e Disturbi]]></category>
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		<description><![CDATA[La psoriasi è una malattia cronica della cute molto frequente che colpisce milioni di persone in tutto il mondo e che si manifesta a qualsiasi età, ma più frequentemente fra i 20 i 30 anni, scomparendo e ricomparendo improvvisamente ed in modo del tutto imprevedibile più volte nel corso della vita, determinando sulla pelle un eritema (arrossamento della cute) e desquamazione. La psoriasi colpisce in uguale misura uomini e donne, anche se è stato osservato che la malattia colpisce le donne ad un’età inferiore rispetto a quella degli uomini; inoltre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-44" title="psoriasis_guttate-2" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasis_guttate-2-150x150.jpg" alt="psoriasis_guttate-2" width="150" height="150" />La psoriasi è una malattia cronica della cute molto frequente che colpisce milioni di persone in tutto il mondo e che si manifesta a qualsiasi età, ma più frequentemente fra i 20 i 30 anni, scomparendo e ricomparendo improvvisamente ed in modo del tutto imprevedibile più volte nel corso della vita, determinando sulla pelle un eritema (arrossamento della cute) e desquamazione. La psoriasi colpisce in uguale misura uomini e donne, anche se è stato osservato che la malattia colpisce le donne ad un’età inferiore rispetto a quella degli uomini; inoltre è stato osservato che le persone con cute più chiara sono interessate più soggette a questa patologia rispetto alle persone con cute più scura.</p>
<p style="text-align: justify;">La psoriasi può esordire acutamente o gradualmente con chiazze eritematose, cioè zone corporee arrossate, e squame. Le chiazze, a volte pruriginose,  hanno un colore variabile da rosa a rosso, con un margine di demarcazione molto evidente. Quando la malattia si trova in uno stadio più avanzato si sviluppano squame di colore biancastro e possono anche comparire lesioni pustolose (lesione cutanea circoscritta a mo di bolla che contiene pus).</p>
<p style="text-align: justify;">Le lesioni possono essere circoscritte su specifiche aree del corpo come:</p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li>il cuoio capelluto, risparmiando solitamente il viso;</li>
	<li>le superfici estensorie dei gomiti e delle      ginocchia;</li>
	<li>la zona sacro - coccigeale;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">ma possono anche estendersi ed interessare l’intera superficie cutanea. In alcuni pazienti compaiono nuove lesioni nelle zone in cui precedentemente c’era stato un trauma (per esempio tatuaggi, bruciature) o anche un'infezione: tale fenomeno prende il nome di fenomeno di Koebner.</p>

<h3 style="text-align: justify;">I segni e i sintomi caratteristici della psoriasi comprendono:</h3>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>xerosi</strong>, ovvero secchezza cutanea,      arrossamento e desquamazione, fessurazioni (rotture della pelle), pustole      e aspetto infiammatorio;</li>
	<li><strong>prurito</strong>;</li>
	<li><strong>coinvolgimento oculare</strong> con sensazione di bruciore,      prurito, secrezione e aumento della lacrimazione;</li>
	<li><strong>dolore articolare</strong> e segni di <strong>artrite</strong> (nel caso di artrite psoriasica);</li>
	<li><strong>lesioni</strong> ulcerose a livello del glande      nell’uomo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La psoriasi può interessare anche gli annessi cutanei: la perdita di capelli a causa del coinvolgimento del cuoio capelluto è rara mentre il coinvolgimento delle unghie (onicopatia) si manifesta nel 50 % dei pazienti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’interessamento cutaneo, pur non coinvolgendo lo stato di salute generale, rappresenta una condizione cronica che può interferire in modo significativo sulla qualità della vita, con ripercussioni anche psicologiche (come la depressione) e sociali che talvolta si rivelano invalidanti per la persona stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono diverse forme di psoriasi, suddivise in base ai segni e sintomi caratteristici. Le varianti sono:</p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-39" title="psoriasi_a_placche" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasi_a_placche-150x150.jpg" alt="psoriasi_a_placche" width="150" height="150" />psoriasi a placche</strong> (psoriasi volgare):      rappresenta la forma più comune di psoriasi e si manifesta circa nel 70%      dei casi. Solitamente si manifesta in forma lieve ed interessa meno del 5%      della superficie corporea. Si presenta con chiazze/placche sollevate,      ispessite, di cute arrossata, ricoperte da squame bianco-argentee: le      placche hanno una dimensione superiore a 1 cm di diametro con margini ben      evidenti e con forma tondeggiante od ovale.
La psoriasi a placche interessa tipicamente cuoio capelluto, superficie      estensoria della gamba, sotto il ginocchio, superficie estensoria      dell'avambraccio, sotto il gomito, e regione sacrale.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-40" title="psoriasis_guttate" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasis_guttate-196x300.jpg" alt="psoriasis_guttate" width="126" height="192" />psoriasi guttata</strong>: responsabile di circa il 20      % dei casi interessando più frequentemente bambini e giovani adulti. I      casi tendono a essere di gravità da media a moderata. Si manifesta con      piccole lesioni a forma di goccia, con un diametro variabile da 0,1 a 1      cm, e tali lesioni si localizzano prevalentemente sul tronco, sugli arti e      sul volto. Fra i principali fattori scatenanti si ricordano le infezioni      delle vie aeree superiori, quali faringiti e tonsilliti.
Le lesioni guttate possono sovrainfettarsi per opera di diverse specie di      batteri, di cui è utile soprattutto ricordare lo streptococco A -      emolitico, che colpisce soprattutto i bambini. In questi casi, e nelle      forme in cui l’infezione è preesistente, la terapia antibiotica è risolutiva.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-43" title="psoriasi_pustulosa" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasi_pustulosa-150x150.jpg" alt="psoriasi_pustulosa" width="145" height="129" />psoriasi pustolosa</strong>: generalmente si presenta con      pustole sterili. Questa variante è relativamente rara e rappresenta meno      del 2 % dei casi.
La psoriasi pustolosa viene suddivisa nei sottotipi:</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li>
<ul>
	<li><strong>localizzata di Barber</strong>: la forma più comune di psoriasi       pustolosa localizzata è quella che interessa sia il palmo delle mani       sia la pianta dei piedi. Le lesioni tipiche compaiono come pustole       diffuse con un diametro di 0,5 cm su placche cutanee eritematose. Con il       tempo le pustole diventano scure e desquamano. Tale pustolosi palmo -       plantare è più comune nelle donne fra i 20 e i 60 anni di età e può       essere scatenata da infezioni o da stress.
Può essere invalidante, causando fissurazioni della pianta e del       palmo che creano problemi nella deambulazione (nel mantenimento       dell’equilibrio) e nell’esecuzione dei compiti manuali.</li>
	<li><strong>generalizzata di von Zumbusch</strong>: compare con macchie       irregolari di colore rosso vivo, di diametro da 0,1 cm a 1,0 cm, con       bordi irregolari. I pazienti spesso manifestano anche febbre alta e       aumento dei globuli bianchi (leucocitosi). La psoriasi pustolosa       generalizzata si manifesta quando le pustole confluiscono e si       allargano; questa forma di psoriasi pustolosa è estesa e       invalidante.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="psoriasi_inversa" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasi_inversa-300x218.jpg" alt="psoriasi_inversa" width="182" height="117" />psoriasi invertita</strong>: colpisce      frequentemente le persone in sovrappeso e si manifesta spesso in      concomitanza alla psoriasi a placche. Si manifesta con zone di cute      infiammate, rosse ed eritematose ma senza squame. Le zone colpite sono      prevalentemente le ascelle, la regione inguinale, il solco sottomammario e      le altre pieghe cutanee.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="psoriasi_ eritroderma" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasi_-eritroderma-211x300.jpg" alt="psoriasi_ eritroderma" width="123" height="177" />psoriasi      eritrodermica</strong>: è la forma meno comune ma più grave di      psoriasi. Essa si manifesta con arrossamento diffuso della cute ed i      pazienti lamentano prurito, dolore e gonfiore che accompagnano il rash      cutaneo (cioè l’arrossamento generalizzato della cute). In genere si      tratta di un’evoluzione della psoriasi a placche o della psoriasi      pustolosa generalizzata, dovuta alla confluenza di più zone colpite, e      colpisce gran parte della superficie corporea. I fattori scatenanti possono      essere: malattie sistemiche, stress, alcolismo, ustioni solari e farmaci.
La psoriasi eritrodermica colpisce più frequentemente gli uomini rispetto      alle donne, con un età media di insorgenza intorno ai 50 anni e purtroppo      nella gran parte dei casi tale forma di psoriasi è talmente severa da      condurre il paziente in uno stato di debilitazione generale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La causa della psoriasi non è ancora del tutto nota; tuttavia fattori genetici, infezioni, abitudini di vita ed eventuali patologie concomitanti possono essere predisponenti per lo sviluppo della malattia.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>

<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Predisposizione genetica</strong>. Un terzo dei casi di      psoriasi si manifesta in persone che hanno parenti affetti dalla medesima      malattia, suggerendo la presenza di una componente genetica ereditaria      della malattia.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Infezioni</strong>. Alcuni individui sviluppano      una psoriasi dopo un’infezione causata da batteri o virus. Le infezioni da      streptococco e in particolare quelle da streptococco ß-Emolitico di Gruppo      A possono precedere la comparsa della psoriasi, come avviene nella psoriasi      guttata: un’eccessiva risposta immunitaria all’infezione può scatenare la      psoriasi in persone predisposte. Tale malattia è stata osservata anche in      pazienti che sono stati soggetti ad infezioni da parte del virus dell’ <strong>herpes zoster e della      varicella</strong></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Abitudini di vita.</strong> Alcuni studi suggeriscono che      l’abuso di alcolici e di tabacco predispongano alla psoriasi, così come un      consumo limitato di frutta e di verdura. L’obesità costituisce un fattore      di rischio aggiuntivo.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Comorbilità</strong>. Particolari comorbilità (presenza      di altre patologie) predispongono alla psoriasi. Per esempio, pazienti      affetti da malattia di Crohn (MC), da colite ulcerosa (CU) o da      dismetabolismi (alterazioni del normale metabolismo) sviluppano      frequentemente psoriasi.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
	<li><strong>Fattori scatenanti</strong>. I fattori scatenanti      comprendono lesioni cutanee, punture di insetti, alterazioni ormonali,      ustioni solari, cambiamenti climatici, farmaci e stress<strong> prolungato e      metodico</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>La diagnosi si basa oltre che sul rilievo clinico, anche sul cosiddetto “grattamento metodico della lesione”, cioè sull’asportazione graduale e sistemica degli strati cornei della cute (gli strati più superficiali )e consente il rilievo di alcuni segni caratteristici della chiazza psoriasica che possono essere utili alla diagnosi nella situazioni dubbie.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[ad]</p>
<p style="text-align: justify;">Non essendo possibile agire contro la causa diretta della malattia, in quanto ancora del tutto ignota, la terapia della psoriasi si deve limitare ad attuare solo dei provvedimenti sintomatici, grazie ai quali si riesce ad ottenere nella gran parte dei casi una guarigione clinica. In primo luogo è indispensabile provocare la caduta e l’eliminazione delle squame mediante opportune pomate ad attività cheratolitica, quali la resorcina e l’acido salicilico; in seguito ottenuta la caduta delle squame è bene applicare pomate od unguenti a base di cignolina o catrame. E’ noto anche che l’esposizione alla luce solare accelera i tempi di guarigione clinica della malattia e per questo l’azione combinata di somministrazione di pomate contenti catrame e della luce solare può portare notevole giovamento, anche perché il catrame sensibilizza la cute alle radiazioni ultraviolette.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-41" title="psoriasi_fototerapia" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/psoriasi_fototerapia-300x229.jpg" alt="psoriasi_fototerapia" width="229" height="175" />Notevoli risultati clinici si possono ottenere dall’impiego di dei corticosteroidi topici che vengono impiegati sulle lesioni psoriasi che sia con applicazioni semplici sia tramite opportuni bendaggi: si deve considerare che gli effetti delle medicazioni non sono duraturi. Recente­mente si è rilevato efficace un derivato della vitamina Ds (il calciprotirolo) e si tende ad usare la <em>PUVA terapia (o</em> meglio definita co­me <em>fotochemioterapia),</em> che consente, seppure non in tutti i casi, una soddisfacente guarigione clinica della psoriasi, accompagnata ad una notevole abbronzatura abbastanza gradita alla maggior parte dei pazienti. Una svolta ulteriore nella terapia della psoriasi si è avuta con l'introduzione dei cosiddet­ti "retinoidi' che sono medicamenti appartenenti ai de­rivati aromatici della vitamina A e di cui l'etretinato è l'esponente di punta nella tera­pia: questi fa­voriscono la desquamazione e l'eliminazione di cheratinociti patologici, inducendo la for­mazione di nuove cellule con attività riproduttiva differenziata. Talvolta viene usata anche la ciclosporina ma solo in certi casi di psoriasi gravi che non rispondono ai trattamenti tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Articolo di Stefano Picchi</strong></em></p>height="150" /></a>...</p>]]></content:encoded>
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	</channel>
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