Centrali Nucleari: SI o NO? Scopri gli effetti sulla salute


Gli effetti sulla salute dell’esposizione alle radiazioni nucleari sono un argomento fortemente controverso e dibattuto dato che ci sono studi che sono volti a sottolineare con certezza l’altissima pericolosità dei loro effetti sulla salute, mentre altri studi tendono ad affermare che non è possibile concludere con estrema sicurezza che ci siano effetti negativi sulla salute delle radiazioni nucleari e che eventualmente tali danni non sono calcolabili con estrema precisione, così come si vuole far intendere. Qual è la verità?

Una recente indagine datata 2008, sugli effetti delle centrali nucleari sulla salute, e realizzata dall’Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo, ha sottolineato una relazione diretta con un aumentato rischio di sviluppare tumori, soprattutto nei bambini con età inferiore ai 5 anni, nei quali è stata evidenziata un’incidenza maggiore di essere colpiti da leucemia: infatti è stato osservato che i bambini che vivono entro 5 km dai reattori sono soggetti ad un incremento del 75% del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono almeno a più di 50 km di distanza; tale incremento si riduce al 25% tra i bambini distanti dai 5 ai10 km dai reattori, al 10% tra il 10 ed 30 km, allo 0,5% tra 30 e 50 km.

Diversamente studi condotti in altre nazioni hanno prodotto risultati completamente contrastanti, affermando che non è possibile concludere con certezza che ci sia alcuna evidenza statistica per l’aumento dei casi leucemici nelle vicinanze di un impianto nucleare, ma è altrettanto vero che non si può affermare con certezza nemmeno il contrario. C’è grande controversia e confusione quindi sugli effetti delle radiazioni nucleari sulla salute.

Gli eventuali ed ipotetici danni sulla salute, causati dalle radiazioni nucleari e sostanze radioattive (quali iodio, cesio e stronzio), che sono riportati dai vari studi, sono:

  • sintomi vari (nausea, diarrea, astenia cronica), che sono solo la punta dell’iceberg, l’anticamera per manifestazioni morbose, quali:
  • danni multi organo (alterazioni funzionali di 1 o più organi),
  • infiammazioni cutanee e alla bocca,
  • perdita di peli e capelli,
  • emorragie sottocutanee,
  • danni al sistema immunitario,
  • cambiamenti nei geni del corpo, i quali possono portare allo sviluppo di malattie come il cancro. Le malattie causate dalle radiazioni tendono ad emergere circa 10-15 anni dopo un disastro nucleare.
  • tumori nelle prime fasi della vita del nascituro: di recente in un commento sulla rivista Environmental Health è stata avanzata l’ipotesi che alcuni radionuclidi, quali il trizio, il carbonio 14, i gas nobili radioattivi (come kripton, argon, xeno, solitamente rilasciati dagli impianti insieme al vapor acqueo) vengano assorbiti nel suolo e quindi nella frutta e nei vegetali e che quindi si ritrovino nella catena alimentare aumentando l’incidenza di queste malattie; inoltre le donne in gravidanza esposte a queste sostanze radioattive le trasmetterebbero ai feti con conseguente imprinting cellulare, cioè la scelta delle componenti geniche da attivare e quelle da disattivare nella funzione nucleare, che indurrebbe tumori nelle prime fasi della vita del nascituro. In effetti anche degli studi canadesi dimostrano che la concentrazione di trizio in frutta, verdura, carne, latte e uova è tanto più alta quanto più si è vicini all’impianto nucleare e l’incidenza di queste malattie per il nascituro è di circa il 70% superiore.

Gli eventuali effetti sanitari (speriamo si no!) delle radiazioni ionizzanti in seguito all’incidente nucleare in Giappone dipenderebbero dalle dosi e dalla durata dell’esplosione, con possibilità di danni immediati e a più lunga latenza.

 

I danni immediati più importanti, a detta di Umberto Tirelli direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori di Aviano, sono quelli a carico:

  • di tiroide,
  • midollo osseo, fino alla aplasia (mancanza o sviluppo incompleto di un organo o tessuto) dello stesso con infezioni,
  • pelle, eritemi cutanei fino all’ulcerazione,
  • intestino, con infezioni intestinali ricorrenti,
  • polmone, con infezioni polmonari ricorrenti,
  • organi riproduttivi, con rischio di sterilità,
  • occhio, danno del cristallino con cataratta,

tutti i tessuti ultrasensibili che si riproducono rapidamente.

 

I danni a più lunga latenza, che si incominciano a sviluppare dopo 10 anni circa dall’esposizione a tali fonti nocive, consistono nello sviluppo di tumori nelle parti del corpo suddette.

Una misura preventiva potrebbe essere la somministrazione di pillole di iodio non radioattivo, così come sta avvenendo in Giappone con la popolazione a rischio, che funzionano come uno scudo e servono per evitare che la tiroide (dato che assorbe le sostanze radioattive disperse nell’atmosfera, come iodio e cesio) venga attaccata dallo iodio radioattivo, che potrebbe provocare tumori della stessa; poco invece possono questi farmaci su tessuti più esposti come pelle, occhi o organi genitali.

 

Come detto è un argomento fortemente controverso e per il quale ci sono opinioni discordanti e molta confusione a proposito, però per giustezza di cronaca è doveroso ricordare che anche i danni alla salute delle tante “centrali elettriche classiche” e non solo, di cui il nostro paese è strapieno, sono responsabili purtroppo di un’ampia gamma di malattie, per la stragrande maggioranza mortali, che per incidenza superano quelle determinate dalle centrali nucleari.

Sicuramente di diverso c’è che uno scoppio di una centrale elettrica non comporterebbe un disastro di entità così immane come quello di una centrale nucleare, anche se il caso italiano, almeno per quanto riguarda la sismicità, proprio in virtù di una conformazione geofisica diversa, non è paragonabile.

 

A noi e ai posteri ardua sentenza!

Articolo a cura di Stefano Picchi

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