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	<title>Sintomi - Salute e consigli pratici ai tuoi disturbi</title>
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	<description>Salute e consigli pratici ai tuoi disturbi</description>
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		<title>Dalla Bulgaria una birra che fa ingrandire il seno</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 11:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo.mione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psiche e Sessualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Poter aumentare il volume del proprio seno è per molte donne un desiderio e un’aspirazione; nel corso degli ultimi decenni il numero di individui che si sottopongono a interventi volti a correggere difetti di volume ed aspetto del seno è aumentato costantemente e le tecniche mediche si sono evolute ed adeguate in risposta alla crescente richiesta. Osservando la questione in maniera strettamente evoluzionistica, a differenza di ciò che accade negli altri mammiferi per i quali la mammella rappresenta un elemento anatomico semplicemente funzionale all’allattamento, nel genere umano costituisce un simbolo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/seno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-269" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/seno.jpg" alt="chirurgia plastica seno aumento seno birra" width="220" /></a>Poter aumentare il <strong>volume del</strong> proprio <strong>seno</strong> è per molte donne un desiderio e un’aspirazione; nel corso degli ultimi decenni il numero di individui che si sottopongono a interventi volti a correggere difetti di volume ed aspetto del seno è aumentato costantemente e le tecniche mediche si sono evolute ed adeguate in risposta alla crescente richiesta. Osservando la questione in maniera strettamente evoluzionistica, a differenza di ciò che accade negli altri mammiferi per i quali la mammella rappresenta un elemento anatomico semplicemente funzionale all’allattamento, nel genere umano costituisce un <strong>simbolo della femminilità</strong> e assume un ruolo di primo piano nel corteggiamento con una conseguente valenza <strong>psicologica </strong>importantissima. Fino ad ora la <strong>farmacologia</strong> ha poco aiutato le donne desiderose di forme prosperose se non con gli effetti collaterali di alcuni medicinali; il sistema più valido è rappresentato dalla <strong>mastoplastica additiva</strong>, ovvero l’intervento chirurgico che prevede l’impianto di <strong>protesi</strong> per aumentare il volume del seno o correggerne l’asimmetria.</p>
<p style="text-align: justify">Di tutta risposta dalla Bulgaria arriva una notizia che sa di sensazionalistico: numerose donne che hanno consumato regolarmente una birra hanno notato un netto <strong>aumento delle dimensioni del seno</strong> riuscendo addirittura a farlo crescere di ben <strong>due taglie</strong>. La <strong>birra</strong> in questione si chiama <strong>Bohza</strong> e secondo quanto dichiarato dal produttore Kristian Gyoshev gli effetti riscontrati sono dovuti a un particolare ingrediente della bevanda fermentata che interagisce con gli <strong>ormoni femminili</strong>. Nessun riscontro scientifico quindi per il momento, solamente un calcolo statistico basato sulle dichiarazioni di centinaia di consumatrici. Analizzando in maniera critica il tema questa particolare sostanza dovrebbe far crescere il volume dei lubuli ghiandolari o più probabilmente agirebbe sul tessuto adiposo che compone buona parte del seno, effetti improbabili dal momento che dovrebbe avere la capacità selettiva di agire sui soli tessuti della mammella escludendo gli altri presenti nell’organismo. Ci auguriamo che si conducano degli studi scientifici approfonditi e che magari in futuro possa bastare una semplice bevuta al bar per sostituire il chirurgo estetico.</p>
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		<title>Centrali Nucleari: SI o NO? Scopri gli effetti sulla salute</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli effetti sulla salute dell’esposizione alle radiazioni nucleari sono un argomento fortemente controverso e dibattuto dato che ci sono studi che sono volti a sottolineare con certezza l’altissima pericolosità dei loro effetti sulla salute, mentre altri studi tendono ad affermare che non è possibile concludere con estrema sicurezza che ci siano effetti negativi sulla salute delle radiazioni nucleari e che eventualmente tali danni non sono calcolabili con estrema precisione, così come si vuole far intendere. Qual è la verità?
Una recente indagine datata 2008, sugli effetti delle centrali nucleari sulla salute, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/centrali_nucleari.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-265" title="centrali_nucleari" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/centrali_nucleari.jpg" alt="" width="220" /></a>Gli <strong>effetti sulla salute</strong> dell’esposizione alle radiazioni nucleari sono un argomento fortemente controverso e dibattuto dato che ci sono studi che sono volti a sottolineare con certezza l’altissima pericolosità dei loro effetti sulla salute, mentre altri studi tendono ad affermare che non è possibile concludere con estrema sicurezza che ci siano effetti negativi sulla salute delle radiazioni nucleari e che eventualmente tali danni non sono calcolabili con estrema precisione, così come si vuole far intendere. Qual è la verità?</p>
<p>Una recente indagine datata 2008, sugli effetti delle centrali nucleari sulla salute, e realizzata dall&#8217;<em>Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo</em>, ha sottolineato una relazione diretta con <em><strong>un aumentato rischio di sviluppare tumori</strong></em>, soprattutto nei bambini con età inferiore ai 5 anni, nei quali è stata evidenziata un’incidenza maggiore di essere colpiti da <strong>leucemia</strong>: infatti è stato osservato che i bambini che vivono entro 5 km dai reattori sono soggetti ad un incremento del 75% del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono almeno a più di 50 km di distanza; tale incremento si riduce al 25% tra i bambini distanti dai 5 ai10 km dai reattori, al 10% tra il 10 ed 30 km, allo 0,5% tra 30 e 50 km.</p>
<p>Diversamente studi condotti in altre nazioni hanno prodotto risultati completamente contrastanti, affermando che non è possibile concludere con certezza che ci sia alcuna evidenza statistica per l&#8217;aumento dei casi leucemici nelle vicinanze di un impianto nucleare, ma è altrettanto vero che non si può affermare con certezza nemmeno il contrario.  C’è grande controversia e confusione quindi sugli effetti delle radiazioni nucleari sulla salute.</p>
<p>Gli eventuali ed ipotetici danni sulla salute, causati dalle radiazioni nucleari e sostanze radioattive (quali <strong>iodio, cesio e stronzio)</strong>, che sono riportati dai vari studi, sono:</p>
<ul>
<li><strong>sintomi vari (nausea, diarrea, astenia cronica), </strong><strong>che 	sono solo</strong><strong> </strong>la punta dell’iceberg, 	l’anticamera per manifestazioni morbose, quali:</li>
<li><strong>danni 	multi organo (alterazioni funzionali di 1 o più organi),</strong></li>
<li><strong>infiammazioni 	cutanee e alla bocca</strong>,</li>
<li>p<strong>erdita 	di peli e capelli,</strong></li>
<li><strong>emorragie 	sottocutanee,</strong></li>
<li>danni al 	<strong>sistema immunitario, </strong></li>
<li><strong>cambiamenti 	nei geni del corpo, </strong>i quali possono portare allo sviluppo 	di malattie come il <strong>cancro</strong>. Le malattie causate 	dalle radiazioni <strong>tendono ad emergere circa 10-15 anni dopo 	un disastro nucleare</strong>.</li>
<li><strong>tumori 	nelle prime fasi della vita del nascituro</strong>: di recente in un 	commento sulla rivista <em>Environmental Health</em> è stata avanzata 	l&#8217;ipotesi che alcuni radionuclidi, quali il trizio, il carbonio 14, 	i gas nobili radioattivi (come kripton, argon, xeno, solitamente 	rilasciati dagli impianti insieme al vapor acqueo) vengano assorbiti 	nel suolo e quindi nella frutta e nei vegetali e che quindi si 	ritrovino nella catena alimentare aumentando l’incidenza di queste 	malattie; inoltre le donne in gravidanza esposte a queste sostanze 	radioattive le trasmetterebbero ai feti con conseguente<strong> imprinting cellulare</strong>, cioè la scelta delle componenti geniche 	da attivare e quelle da disattivare nella funzione nucleare, che 	indurrebbe <strong>tumori nelle prime fasi della vita del nascituro</strong>. 	In effetti anche degli studi canadesi dimostrano che la 	concentrazione di trizio in frutta, verdura, carne, latte e uova è 	tanto più alta quanto più si è vicini all&#8217;impianto nucleare e 	l’incidenza di queste malattie per il nascituro è di circa il 70% 	superiore.</li>
</ul>
<p><strong>Gli eventuali effetti sanitari</strong> (speriamo si no!) delle radiazioni ionizzanti in seguito all’incidente nucleare <strong>in Giappone</strong> dipenderebbero dalle dosi e dalla durata dell’esplosione, con possibilità di <strong>danni immediati e a più lunga latenza.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I danni immediati</strong> più importanti, a detta di Umberto Tirelli direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori di Aviano, sono quelli a carico:</p>
<ul>
<li><strong>di tiroide</strong>,</li>
<li><strong>midollo 	osseo</strong>, fino alla aplasia (mancanza o sviluppo incompleto di un 	organo o tessuto) dello stesso con infezioni,</li>
<li><strong>pelle</strong>, 	eritemi cutanei fino all’ulcerazione,</li>
<li><strong>intestino</strong>, 	con infezioni intestinali ricorrenti,</li>
<li><strong>polmone</strong>, 	con infezioni polmonari ricorrenti,</li>
<li><strong>organi 	riproduttivi</strong>, con rischio di sterilità,</li>
<li><strong>occhio</strong>, 	danno del cristallino con cataratta,</li>
</ul>
<p>tutti i tessuti ultrasensibili che si riproducono rapidamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I danni a più lunga latenza</strong>, che si incominciano a sviluppare dopo 10 anni circa dall’esposizione a tali fonti nocive, consistono nello <strong>sviluppo di tumori nelle parti del corpo suddette</strong>.</p>
<p>Una misura preventiva potrebbe essere <em><strong>la somministrazione di pillole di iodio non radioattivo</strong></em>, così come sta avvenendo in Giappone con la popolazione a rischio, che funzionano come uno scudo e servono per evitare che la tiroide (dato che assorbe le sostanze radioattive disperse nell’atmosfera, come iodio e cesio) venga attaccata dallo iodio radioattivo, che potrebbe provocare tumori della stessa; poco invece possono questi farmaci su tessuti più esposti come pelle, occhi o organi genitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come detto è un argomento fortemente controverso e per il quale ci sono opinioni discordanti e molta confusione a proposito, però per giustezza di cronaca è doveroso ricordare che anche i danni alla salute delle tante “centrali elettriche classiche” e non solo, di cui il nostro paese è strapieno, sono responsabili purtroppo di un&#8217;ampia gamma di malattie, per la stragrande maggioranza mortali, che per incidenza superano quelle determinate dalle centrali nucleari.</p>
<p>Sicuramente di diverso c’è che uno scoppio di una centrale elettrica non comporterebbe un disastro di entità così immane come quello di una centrale nucleare, anche se il caso italiano, almeno per quanto riguarda la sismicità, proprio in virtù di una conformazione geofisica diversa, non è paragonabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A noi e ai posteri ardua sentenza!</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Articolo a cura di Stefano Picchi</strong></em></p>
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		<title>Terapie con le staminali: ancora non ci siamo!</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 18:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;entusiasmo dei ricercatori, amplificato da tutti i mezzi di comunicazione, ha creato forse un&#8217;eccessiva attesa per tutti i soggetti affetti da gravi malattie che intravedevano nella cura con le cellule staminali un qualcosa di quasi miracoloso, proprio in virtù delle intrinseche caratteristiche di queste cellule, che hanno la possibilità di potersi trasformare in ogni tipo cellulare: epatiche, neuronali, muscolari, ecc…
Purtroppo però la realtà è che le ricerche e gli studi in atto sono ancora in una fase puramente sperimentale e purtroppo per verità e chiarezza di informazione dobbiamo dire che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cellule-staminali.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-261" title="cellule-staminali" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cellule-staminali.jpg" alt="" width="220" /></a>L&#8217;entusiasmo dei ricercatori, amplificato da tutti i mezzi di comunicazione, ha creato forse un&#8217;eccessiva attesa per tutti i soggetti affetti da gravi malattie che intravedevano nella cura con le <span style="text-decoration: underline;"><strong>cellule staminali</strong></span> un qualcosa di quasi miracoloso, proprio in virtù delle intrinseche caratteristiche di queste cellule, che hanno la possibilità di potersi trasformare in ogni tipo cellulare: epatiche, neuronali, muscolari, ecc…</p>
<p>Purtroppo però la realtà è che le ricerche e gli studi in atto sono ancora in una fase puramente sperimentale e purtroppo per verità e chiarezza di informazione dobbiamo dire che in data odierna <strong>non vi sono malattie che possano giovarsi delle staminali </strong>per ottenere risultati clinicamente apprezzabili.</p>
<p>Ha suscitato interesse qualche settimana fa un appello lanciato dalla <span style="text-decoration: underline;">Società per la Ricerca sulle Cellule Staminali degli Stati Uniti </span>al fine di proteggere i pazienti dai ciarlatani che propongono terapie utilizzando cellule staminali per la cura delle più svariate patologie, ricordando che non ci sono effetti benefici comprovati di tali terapie, mentre gli effetti avversi sono ancora numerosi: quindi è una procedura terapeutica molto rischiosa e poco etica!</p>
<p>Bisogna però anche comprendere che quando ci si trova in una situazione disperata e quando la medicina ufficiale si arrende di fronte alla malattia, è difficile resistere alla tentazione di ricorrere a qualsiasi trattamento terapeutico tentando anche improbabili rimedi e mettendo la logica da parte pur di trovare una cura insperata. Atteggiamento sacro santo, però molte persone e molti centri speculano sulle malattie delle persone sia per scopo di lucro sia per fare sperimentazioni e testare effetti (benefici e non) di improbabili trattamenti su pazienti affetti da gravi malattie che ricercano la cura a tutti i costi!</p>
<p>Si calcola che siano più di 200 centri che alimentano questo tragico mercato, localizzati soprattutto in Cina, Ucraina, Bulgaria ed altri Paesi dove i controlli delle autorità sono bassi ed i guadagni alti.</p>
<p>Non si sa quali tipi di cellule vengano utilizzati e somministrati al paziente, né quali siano le basi sperimentati che legittimano tali interventi.</p>
<p>Da analisi recenti si è osservato che i benefici non sono documentabili, mentre sono stati osservati gravi effetti collaterali quali, fra i più frequenti, meningiti ed alterazioni cerebrali, alterazioni funzionali di vari organi.</p>
<p>E’ importante che i ricercatori cellule staminali, che si occupano, in maniera seria e rispettosa della salute del paziente, il Ministero della Salute e le Asl, si impegnino per evitare questi inutili viaggi della speranza.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il nostro sincero e trasparente messaggio</strong></span></em> è di dire che chiunque si voglia esporre al rischio di queste cure deve sapere che tali trattamenti non hanno nessuna conferma ed approvazione scientifica e quindi vi sono più probabilità di peggiorare la propria situazione e quindi arrecarsi un danno senza avere benefici apprezzabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Articolo a cura di Stefano Picchi</em></strong></p>
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		<title>Impotenza maschile: dal Ragno della banana un farmaco contro la disfunzione erettile</title>
		<link>http://www.sintomi.eu/impotenza-maschile-dal-ragno-della-banana-un-farmaco-contro-la-disfunzione-erettile/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 15:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo.mione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psiche e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[disfunzione erettile]]></category>
		<category><![CDATA[erezione]]></category>
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		<category><![CDATA[priapismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ragno della banana]]></category>

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		<description><![CDATA[La maggior parte delle persone alla vista di un ragno può provare senso di disgusto e repulsione, se non addirittura una fobia patologica; per gli uomini che diventano vittime del morso del “Ragno della banana” ai sintomi psicologici si aggiunge un particolare effetto collaterale: una lunga e notevole erezione. Questo fenomeno ha interessato un gruppo ricercatori del Medical College di Georgia (U.S.A.) che dal veleno del ragno stanno mettendo a punto un farmaco per la terapia della disfunzione erettile alternativo a quelli già noti e diffusi.
Il Phoneutria Nigriventer è un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/spider.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-257" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/spider.jpg" alt="ragno della banana, impotenza maschile, disfunzione erettile, Phoneutria Nigriventer" width="220" /></a>La maggior parte delle persone alla vista di un ragno può provare senso di disgusto e repulsione, se non addirittura una fobia patologica; per gli uomini che diventano vittime del morso del “<strong>Ragno della banana</strong>” ai sintomi psicologici si aggiunge un particolare effetto collaterale: una lunga e notevole<strong> erezione</strong>. Questo fenomeno ha interessato un gruppo ricercatori del Medical College di Georgia (U.S.A.) che dal veleno del ragno stanno mettendo a punto un <strong>farmaco per la <a href="http://www.euroclinix.it/impotenza.html">terapia della disfunzione erettile</a></strong> alternativo a quelli già noti e diffusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Phoneutria Nigriventer</strong> è un aracnide che vive nelle zone tropicali e trova il suo habitat preferito nelle piantagioni di banana; il suo potente veleno contiene un cocktail di tossine che sortiscono differenti effetti sull’individuo che attacca e tra questi il <strong>priapismo</strong>, ovvero una condizione in cui il <strong>pene è sempre eretto</strong>. Oltre a una lunga e dolorosa erezione le tossine provocano perdita del controllo muscolare, dolori diffusi e difficoltà respiratorie che possono portare alla morte, esito che però si verifica raramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo obiettivo del dott. Kenia Nunes, fisiologo e responsabile del gruppo di ricerca, è stato isolare la molecola responsabile dell’erezione presente nel veleno per poi passare alla sperimentazione; la molecola, battezzata PnTx2-6,  è stata quindi somministrata a ratti con grave <strong>disfunzione erettile</strong> sui quali si è dimostrata efficace normalizzandone le funzionalità. Il risultato più sorprendente è derivato dallo studio delle modalità con cui agisce la PnTx2-6, totalmente diverse dalla farmacodinamica dei farmaci oggi commercializzati come il <a href="http://www.euroclinix.it/viagra.html"><strong>Viagra</strong></a>, per cui potrebbe rappresentare una valida alternativa nei soggetti che non rispondono alla terapia convenzionale.</p>
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		<title>Studiare riduce il rischio di malattie al cuore</title>
		<link>http://www.sintomi.eu/studiare-riduce-il-rischio-di-malattie-al-cuore/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 13:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo.mione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<category><![CDATA[malattie cardiache]]></category>
		<category><![CDATA[studiare fa bene al cuore]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella letteratura medica si è ampiamente parlato di ciò che fa male al cuore e dei metodi di prevenzione, ma questa è una novità sorprendente, che studiare fa bene al cuore e alla circolazione. L’annuncio arriva da un gruppo di ricercatori del Massachusetts che hanno raccolto i dati delle cartelle cliniche di 4.000 pazienti osservati nelle strutture sanitarie in un arco di tempo di trent’anni. Dall’osservazione è emerso che i soggetti con un grado di istruzione più alto hanno valori della pressione arteriosa più bassi rispetto ai  meno scolarizzati e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cuore1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-252" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cuore1.jpg" alt="cuore malattie studiare ipertensione prevenzione" width="220" /></a>Nella letteratura medica si è ampiamente parlato di ciò che fa male al cuore e dei metodi di prevenzione, ma questa è una novità sorprendente, che <strong>studiare fa bene al cuore</strong> e alla circolazione. L’annuncio arriva da un gruppo di ricercatori del Massachusetts che hanno raccolto i dati delle cartelle cliniche di 4.000 pazienti osservati nelle strutture sanitarie in un arco di tempo di trent’anni. Dall’osservazione è emerso che i <strong>soggetti con un grado di istruzione più alto hanno valori della pressione arteriosa più bassi</strong> rispetto ai  meno scolarizzati e l’ipertensione è la principale causa di <strong>patologie cardiovascolari</strong> anche gravi. Dalla statistica è risultato che donne e uomini<strong> laureati </strong>sono <strong>meno grassi</strong> di quelli con un livello di istruzione inferiore e fanno un uso più moderato di <strong>alcool</strong> e <strong>fumo</strong> di sigaretta, tutti elementi che, si sa, fanno male al cuore e alla circolazione e favoriscono l’<strong>ipertensione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico è stato osservato che i <strong>laureati </strong>hanno valori medi di <strong>pressione arteriosa </strong>inferiori di 2,6 punti rispetto ai diplomati, mentre nelle donne i dati di variazione sono risultati più sensibili con un distacco di 3,26 mm di mercurio rispetto alle non diplomate. A monte di questi risultati sta sicuramente la differenza di <strong>stile di vita</strong> che, oltre ad essere legata o meno alla dipendenza da alcool e fumo, nelle persone più istruite cambia notevolmente grazie ad impieghi più soddisfacenti e alla possibilità di vivere in zone economicamente più sviluppate. Secondo il professor Eric Loucks, responsabile dell’indagine medica, soprattutto le donne con un’istruzione inferiore hanno più probabilità di soffrire di <strong>depressione</strong> e di diventare genitori single conducendo la propria vita in zone povere e al di sotto della soglia di povertà, tutti elementi che minacciano la salute del cuore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Allarme dai ricercatori: il sesso orale può provocare il cancro alla gola</title>
		<link>http://www.sintomi.eu/allarme-dai-ricercatori-il-sesso-orale-puo-provocare-il-cancro-alla-gola/</link>
		<comments>http://www.sintomi.eu/allarme-dai-ricercatori-il-sesso-orale-puo-provocare-il-cancro-alla-gola/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 07:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo.mione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infezioni e Infiammazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[HPV]]></category>
		<category><![CDATA[infezione papilloma]]></category>
		<category><![CDATA[papilloma virus]]></category>
		<category><![CDATA[sesso orale]]></category>

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		<description><![CDATA[Da uno studio condotto presso l’Ohio State University di Columbus è emerso che il sesso orale può dare origine al cancro della bocca e della gola. I ricercatori americani hanno presentato a Washington nel meeting annuale dell&#8217;American Association for the Advancement of Science i risultati di una ricerca condotta nel corso di alcuni anni su pazienti al di sotto dei 50 anni dalla quale è affiorato che il 64 percento dei casi di tumore maligno della cavità orale è originato dal Papilloma Virus Umano. La pericolosità di questo agente patogeno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/papilloma.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-246" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/papilloma.jpg" alt="" width="220" /></a>Da uno studio condotto presso l’Ohio State University di Columbus è emerso che il <strong>sesso orale può dare origine al cancro della bocca</strong> e della gola. I ricercatori americani hanno presentato a Washington nel meeting annuale dell&#8217;American Association for the Advancement of Science i risultati di una ricerca condotta nel corso di alcuni anni su pazienti al di sotto dei 50 anni dalla quale è affiorato che il <strong>64 percento dei casi di tumore maligno della cavità orale è originato dal Papilloma Virus Umano</strong>. La pericolosità di questo agente patogeno era già nota per quanto riguarda l’insorgenza del <strong>tumore</strong> della cervice uterina e di numerose altre neoplasie e già si avevano sospetti circa il ruolo che ricopre nello sviluppo del cancro della bocca; tuttavia grazie a quest’ultimo studio è stato dimostrato che il Papilloma Virus è di gran lunga più rischioso del fumo di sigaretta, informazione necessaria per dare le giuste proporzioni al fenomeno e studiare i più efficaci metodi di prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il<strong> Papilloma Virus</strong> è un agente patogeno molto diffuso nella popolazione che si trasmette per semplice contatto con le parti infette; nello specifico caso dell’infezione della bocca e della gola la trasmissione avviene prevalentemente attraverso la pratica del<strong> sesso orale</strong> e i più colpiti sono gli individui che hanno rapporti occasionali e con più partner. L’uso del preservativo si è dimostrato uno dei principali sistemi di prevenzione nella diffusione del virus ma assolutamente non infallibile, come anche in gran parte delle malattie a trasmissione sessuale. L’attuale metodo preventivo più efficace è rappresentato dal <strong>vaccino</strong> contro il virus del papilloma realizzato in questi ultimi anni e che però in Italia viene somministrato dal 2008 alle sole ragazze in età compresa tra gli 11 e i 12 anni.</p>
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		<title>Mix Virale per l&#8217;influenza 2010 e novità sul vaccino</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 17:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Cari amici pare proprio che quest’anno l’influenza stagionale arriverà in anticipo sul calendario ed in anticipo anche rispetto alla così tanto temuta influenza suina che ha tergiversato l’anno scorso. Purtroppo, ahinoi, non s&#8217;annuncia una passeggiata: secondo gli esperti, faremo i conti con una febbre che porterà la nostra temperatura corporea sopra i 38°C già nella prima metà di ottobre, ma è solo verso la metà di novembre che si registrerà il picco dei contagi: quindi più di un mese prima rispetto al tipico boom del periodo natalizio.
Tutto questo presenta una’analogia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/39755_influenza.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-240" title="39755_influenza" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/39755_influenza.jpg" alt="" width="220" /></a>Cari amici pare proprio che quest’anno l’influenza stagionale arriverà in anticipo sul calendario ed in anticipo anche rispetto alla così tanto temuta influenza suina che ha tergiversato l’anno scorso. Purtroppo, ahinoi, non s&#8217;annuncia una passeggiata: secondo gli esperti, faremo i conti con una febbre che porterà la nostra temperatura corporea sopra i 38°C già nella prima metà di ottobre, ma è solo verso la metà di novembre che si registrerà il picco dei contagi: quindi più di un mese prima rispetto al tipico boom del periodo natalizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo presenta una’analogia con già quanto successo l’anno scorso per l’influenza suina, come conferma anche Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive all&#8217;Istituto superiore di sanità di Roma, che ammette che è molto probabile che l&#8217;andamento si ripeta, tant&#8217;è che il ministero della Salute ha dato il via libera alla campagna di vaccinazione antinfluenzale con gran tempismo, consigliandolo soprattutto a quei pazienti i a rischio (per esempio gli anziani sopra i 65 anni, i pazienti affetti da diabete, malattie croniche respiratorie, cardiovascolari, epatiche, ematologiche, neurologiche o neuromuscolari, i soggetti immunodepressi).<br />
La campagna di vaccinazione è partita dal 1° ottobre per guadagnare terreno sul nemico e proteggere così la popolazione prima che si diffonda troppo l&#8217;infezione.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">Fabrizio Pregliasco, virologo all&#8217;Università di Milano, spiega che nel mirino del nuovo vaccino ci sono 3 indiziati, con in testa….indovinate chi? Si ancora colui che ci ha “terrorizzato” per tutto l’anno scorso, ovvero <strong>il virus H1Nl</strong>, che è tutt&#8217;altro che sparito, anzi, predominante più che mai sulla scena. Ma purtroppo per noi non è solo, ma insieme a lui figurano altri <strong>due virus d&#8217;origine australiana</strong>: uno del <em><span style="text-decoration: underline;"><strong>ceppo A</strong></span></em>, nello specifico una nuova variante H3N2 apparsa nella città di Perth, e l&#8217;altro del <em><span style="text-decoration: underline;"><strong>ceppo B</strong></span></em>, chiamato Brisbane dal luogo in cui è stato rilevato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono i 3 virus che hanno spadroneggiato durante 1&#8242;inverno nell&#8217;emisfero Sud, ormai agli sgoccioli, e che ci aspettiamo di veder approdare a breve anche dalle nostre parti. E’ bene precisare che questa è solo una previsione, che seppur la più fondata e probabile, comunque sempre previsione rimane, fatta sulla base dell’esperienza trascorsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo bene che i virus sono sfuggenti, mutano frequentemente, sono in grado di adattarsi bene</p>
<p style="text-align: justify;">all&#8217;ambiente e agli ospiti che incontrano; però nei confronti degli agenti influenzali in continua evoluzione, esiste una fitta rete di sorveglianza internazionale predisposta dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, un sistema di sorveglianza che insegue i virus studiandone le caratteristiche e stilando l&#8217;identikit, per poi diramarlo ai laboratori predisposti per la controffensiva: è proprio su questa previsione che viene preparato il nuovo vaccino antinfluenzale.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">In tema di <span style="text-decoration: underline;"><strong>vaccino</strong></span> quest&#8217;anno sì torna alla “normalità”: un solo siero; potremmo dire che prendiamo 3 piccioni con una fava, dal momento che questo vaccino offre una buona copertura contro tutti e 3 i virus. Quindi non più come l’anno scorso, in cui erano stati eccezionalmente allestiti 2 vaccini diversi fra loro, seppur integrabili: uno per l&#8217;influenza classica, indirizzato ad alcune fasce di popolazione tra cui gli anziani, e l&#8217;altro preparato a tempo di record per fronteggiare l&#8217;emergenza della suina, particolarmente aggressiva con pazienti immunodepressi o con malattie croniche respiratorie e/o cardiovascolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Pregliasco afferma che nella nuova formulazione si trovano combinati il vaccino tradizionale e quello pandemico, cioè quello per la suina, anche se per correttezza di informazione il virus H1N1 è stato, diciamo così, declassato nella grande famiglia dei virus stagionali. Però questo non significa che assieme agli altri suoi amichetti sia da sottovalutare e che non ci possa creare problemi, anzi si pensa che questo <strong>mix virale metterà sotto le coperte tra i 2 ed i 5 milioni di italiani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rezza dice che anticipare la campagna di vaccinazione è una mossa prudente per contenere infezioni ed eventuali complicazioni da esse scaturanti; inoltre il livello degli anticorpi che verranno prodotti difenderà l&#8217;organismo per almeno 7-8 mesi nella maggior parte dei vaccinati, anziani compresi, mentre l&#8217;efficacia del vaccino si aggira tra il 70 e il 90 % negli adulti, e poco meno nei bimbi, a seconda della corrispondenza effettiva tra composizione del vaccino e virus circolanti. E’ bene precisare però che in questo periodo non gireranno solo i 3 virus inseriti nel vaccino, ma si può entrare a contatto anche con altri virus, quali adenovirus, rinovirus e coronavirus, che causano malattie simil-influenzali, con diarree, nausea e mal di pancia.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre questo vaccino rappresenta anche una soluzione per chi odia le punture, in quanto è un <span style="text-decoration: underline;"><strong>vaccino intradermico</strong></span>, rivolto ai pazienti dai 18 anni in su. Quindi una siringa con un mini-ago di 1,5 mm penetra sotto la pelle anziché nel muscolo, attivando una serie di meccanismi biologici nello strato sottocutaneo (il derma) e un&#8217;ampia risposta immunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;">Tale vaccinazione è indicata</span></em> soprattutto agli anziani, che in un caso su tre restano a rischio d&#8217;infezione, nonostante il vaccino, per l&#8217;indebolimento delle loro difese immunitarie.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo a cura di Stefano Picchi</em></p>
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		<title>Cellule staminali risvegliate negli anziani: il cervello non invecchia</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 15:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cervello invecchia insieme a noi? E chi l&#8217;ha detto. Secondo uno studio americano del Max Planck Institute of Immunobiology di Friburgo, il cervello conserva un gran numero di cellule staminali potenzialmente utili per la rigenerazione di tessuti. Queste cellule, però, sono, per così dire, addormentate ma possono essere risvegliate con opportuni stimoli come la ginnastica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Stem Cell, è stato condotto da Verdon Taylor. La ricerca ha evidenziato la presenza di agglomerati vari di cellule staminali nei pressi dell&#8217;ippocampo, zona cerebrale addetta all&#8217;apprendimento e alla memoria, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cellule-staminali-neuronali.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-236" title="cellule-staminali-neuronali" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/cellule-staminali-neuronali.jpg" alt="" width="220" /></a>Il cervello invecchia insieme a noi? E chi l&#8217;ha detto. Secondo uno studio americano del <strong>Max Planck Institute of Immunobiology di Friburgo</strong>, il cervello conserva un gran numero di cellule staminali potenzialmente utili per la rigenerazione di tessuti. Queste cellule, però, sono, per così dire, addormentate ma possono essere risvegliate con opportuni stimoli come la ginnastica.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Stem Cell</strong>, è stato condotto da <strong>Verdon Taylor</strong>. La ricerca ha evidenziato la presenza di agglomerati vari di cellule staminali nei pressi dell&#8217;ippocampo, zona cerebrale addetta all&#8217;apprendimento e alla memoria, di topi anziani. Di queste cellule staminali alcune sono inattive, come se fossero in uno stato dormiente, altre sono attive e funzionanti. Come fare, allora, per risvegliare le staminali inattive?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo questo studio pare che l&#8217;attività fisica, e persino le crisi epilettiche, contribuiscano di gran lunga al loro risveglio. Secondo Taylor, in futuro, queste staminali inattive potrebbero essere risvegliate con stimoli esterni attraverso, sempre in forse, l&#8217;uso di <strong>nuovi farmaci</strong>. L&#8217;obiettivo? Dare l&#8217;impulso per rigenerare nuovi neuroni in grado di ringiovanire il cervello o addirittura curarlo da <strong>deficienze senili</strong>.</p>
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		<title>Colite ulcerosa: più olio extravergine d&#8217;oliva sulle nostre tavole</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 10:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infezioni e Infiammazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[dieta]]></category>
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		<description><![CDATA[La notizia giunge dall&#8217;Università di East Anglia. Secondo i ricercatori l&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva sarebbe un ottimo ingrediente per prevenire la colite ulcerosa. La notizia è stata resa pubblica in occasione della recente Digestive Disease Week svoltasi a New Orleans. Sono state analizzate circa 25.000 pazienti di età compresa tra i 40 e i 65 anni da Andrew Hart e i suoi colleghi che abitavano a Norfolk, in Regno Unito.

I soggetti analizzati sono stati reclutati tramite uno studio europeo che aveva messo in rilievo il legame tra dieta e cancro negli ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/olio-extravergine-di-oliva.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-230" title="olio-extravergine-di-oliva" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/olio-extravergine-di-oliva.jpg" alt="" width="220" /></a>La notizia giunge dall&#8217;Università di East Anglia. Secondo i ricercatori l&#8217;<strong>olio extravergine d&#8217;oliva</strong> sarebbe un ottimo ingrediente per prevenire la <strong>colite ulcerosa</strong>. La notizia è stata resa pubblica in occasione della recente <strong>Digestive Disease Week</strong> svoltasi a New Orleans. Sono state analizzate circa 25.000 pazienti di età compresa tra i 40 e i 65 anni da Andrew Hart e i suoi colleghi che abitavano a Norfolk, in Regno Unito.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">I soggetti analizzati sono stati reclutati tramite uno studio europeo che aveva messo in rilievo il legame tra dieta e cancro negli anni 1993 e 1997. I pazienti non erano affetti da colite ulcerosa ma avevano, comunque, annotato su un diario gli alimenti consumati giornalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2004 circa 22 soggetti avevano sviluppato la colite ulcerosa: i ricercatori hanno, così, posto a confronto i loro dati con quelli relativi alle abitudini alimentari. Dal confronto dei dati è emerso che i soggetti che facevano uso quotidiano di olio di oliva avevano un 90% di rischio in meno di ammalarsi di colite ulcerosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa fa dell&#8217;olio d&#8217;oliva un potenziale alimento preventivo per la colite ulcerosa? La risposta è <strong>acido oleico</strong>, un acido grasso monosaturo capace di bloccare le sostanze chimiche &#8220;amiche&#8221; dell&#8217;infiammazione legata alla colite nell&#8217;<strong>intestino</strong>. Secondo il ricercatore americano basterebbero due o tre cucchiai da tavola di olio al giorno per fare prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Sydney: correlazione tra vita sedentaria e problemi sessuali</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 08:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patologie e Disturbi]]></category>
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		<category><![CDATA[attività sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del sesso]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi sessuali]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo uno studio australiano la vita sedentaria fa male non solo al cuore degli over 40 ma anche alla loro vita sessuale. Infatti, secondo le ultime ricerche, l&#8217;attività fisica giova anche sul ritmo sessuale. Sono state esaminate le correlazioni tra lo stile di vita e la salute riproduttiva. Per farlo, la ricerca si è servita di un campione di over 40, ai quali sono state fatte quasi ujn centinaio di domande concerni stato coniugale, professione e istruzione, stato di salute, abitudini quotidiane, stile di vita e attività sessuale. La ricerca ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/attività-sessuale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" title="attività-sessuale" src="http://www.sintomi.eu/wp-content/uploads/attività-sessuale.jpg" alt="" width="220" /></a>Secondo uno studio australiano la vita sedentaria fa male non solo al cuore degli over 40 ma anche alla loro <strong>vita sessuale</strong>. Infatti, secondo le ultime ricerche, l&#8217;attività fisica giova anche sul ritmo sessuale. Sono state esaminate le correlazioni tra lo stile di vita e la salute riproduttiva. Per farlo, la ricerca si è servita di un campione di over 40, ai quali sono state fatte quasi ujn centinaio di domande concerni stato coniugale, professione e istruzione, stato di salute, abitudini quotidiane, stile di vita e attività sessuale. La ricerca ha attestato un collegamento tra disfunzioni erettili e depressione, ma la ricerca di <strong>Rob McLachlan</strong>, dell&#8217;Istituto Monash di ricerca medica e direttore di Andrology Australia, mostra per la prima volta nessi con altri disturbi di salute.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, pubblicato sulla rivista online<strong> BMC Public Health</strong>, evidenzia un chiaro collegamento tra scarsa attività fisica, disfunzione erettile e sintomi di inefficienza di testosterone, oltre che i legami tra diabete e disturbi cardiovascolari con disfunzioni erettili. Altri collegamenti sono stati colti tra pressione alta e disturbi del tratto urinario e inefficienza del testosterone.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la ricerca australiana i medici dovrebbero discutere lo stato di riproduttività dei pazienti affetti da malattie croniche come disturbi cardiovascolari, diabete e pressione alta. Una cosa molto importante, sottolineano i medici della ricerca, è l&#8217;<strong>attività fisica</strong> per mantenersi in forma e soprattutto attivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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