Obesità
L’obesità è una malattia complessa dovuta a molteplici fattori quali genetici, ambientali ed individuali che comporta un’alterazione del bilancio energetico ed un accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell’organismo con conseguente aumento di peso corporeo. È spesso impropriamente usato come sinonimo di adiposità, che indica invece l’accumulo di tessuto adiposo in regioni limitate dell’organismo, per esempio bacino, arti inferiori.
In senso generale si determina l’obesità quando l’introduzione di calorie con gli alimenti è superiore al fabbisogno dell’organismo: questa eccessiva introduzione di calorie è legata a una alterazione dei meccanismi che equilibrano l’assunzione degli alimenti con il consumo, ma purtroppo le cause scatenanti non sono note, anche se sono stati individuati molteplici fattori quali: il rallentamento del metabolismo basale che si manifesta fisiologicamente con l’avanzare dell’età, la vita sedentaria, le abitudini alimentari familiari, che vengono acquisite sin dall’età infantile e che il soggetto tende a mantenere. Si riconosce anche l’importanza di fattori psicologici, come nei casi in cui il paziente trova nel cibo conforto e che lo vede come adeguato ripiego per realizzare un soddisfacimento di altre situazioni che sono difficilmente realizzabili per il soggetto in questione o comunque sono fonte di frustrazione (per es., aspirazioni di natura sociale, o di affari, o sessuali, che risultino inattuabili).
Per riconoscere una condizione di obesità è necessario fare riferimento a quello che sarebbe il peso ideale del soggetto in esame a seconda dell’età, sesso, altezza, costituzione, e questo peso è fornito da apposite tabelle. Per parlare di obesità non è quindi solo sufficiente constatare un’importante sovrappeso ma occorre valutare anche la percentuale di massa grassa (B.M.I o I.M.C.). Per esempio, a parità di altezza, sesso, età e peso, un longilineo sedentario potrebbe risultare obeso mentre la sua controparte brevilinea e sportiva potrebbe avere una massa adiposa nella norma. In quest’ultimo caso non si può parlare di obesità poiché l’eccesso ponderale è dovuto soprattutto alla maggiore massa ossea e muscolare. In linea generale si parla di obesità quando:
- il peso corporeo supera il peso ideale di una quantità pari almeno al 20%;
oppure;
- quando l’indice di massa corporea (I.M.C) è superiore a 30.
Esistono varie forme per il calcolo del peso ideale ed una delle più usate è la formula di Lorentz (dove il peso p deve essere calcolato in kg e l’altezza h in cm), che deve essere adattata al sesso e all’età:
uomo: peso = Altezza – 100 – [(Altezza – 150) / 4]
donna: peso = Altezza – 100 – [(Altezza – 150) / 2]
In alternativa è molto utilizzato il Body Mass Index (BMI), ottenuto dal rapporto tra peso corporeo (in kg) diviso per altezza (in m); apposite tabelle con percentuali identificano le aeree di peso normale, sovrappeso e obesità.
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UOMO |
DONNA |
| Normalità |
20-25 |
18.7 -23.8 |
| Sovrappeso (obesità di I° grado) |
25-30 |
23.9-28.6 |
| Obesità di II° grado |
35-40 |
28.7-40 |
| Obesità di III° grado |
> 40 |
> 40 |
È opportuno precisare che queste formule non tengono conto del rapporto tra massa magra e massa grassa, perciò per esempio un atleta particolarmente muscoloso potrebbe risultare impropriamente obeso se rapportato a queste tabelle; esistono pertanto metodiche più raffinate in cui si riesce a calcolare la massa grassa. Comunque, per un uso comune, la determinazione del BMI è più che adeguata.
L’obesità si osserva in genere dopo i 40 anni ed è più frequente nelle donne, che ne risultano affette con una frequenza doppia rispetto agli uomini. L’associazione dell’obesità con condizioni quali diabete, ipertensione, cardiopatie rende conto del rischio di vita e di malattie invalidanti nei soggetti obesi e per questo l’obesità non è affatto una condizione da sottovalutare e trascurare.
Vengono distinte innanzitutto 2 tipi di obesità: obesità essenziali o costituzionali e obesità secondarie o sintomatiche:
– Obesità essenziale: si manifesta indipendentemente da lesioni nervose o endocrine; spesso ha carattere familiare e si ritiene che fattori genetici ed ereditari possano essere importanti nella sua origine;
– Obesità secondaria: rappresenta il sintomo di una malattia di varia natura, per lo più endocrina: così abbiamo obesità nell’ipotiroidismo (difetto di funzionalità della tiroide e quindi di produzione degli ormoni tiroidei), nell’ipopituitarismo (difetto di funzionalità della ipofisi), nell’ipogonadismo (difetto di funzionalità delle gonadi), in lesioni dei nuclei nervosi dell’ipotalamo. In questi casi il tessuto adiposo presenta a volte una disposizione caratteristica: nell’ipogonadismo ad esempio si accumula prevalentemente alle cosce, alle natiche, alla regione sovrapubica; nell’ipotiroidismo alla faccia, al collo, ai polsi e alle caviglie.
Si distinguono anche una:
– obesità ipertonica: è più frequente negli uomini attivi, muscolosi e forti mangiatori;
– e una ipotonica: che invece predilige le donne e si manifesta con pallore, flaccidità dei tessuti, astenia (debolezza) e facile esauribilità.
Un’altra distinzione è tra:
– obesità androide: detta anche centrale è tipicamente maschile e si associa ad una maggiore distribuzione di tessuto adiposo a livello della regione addominale, toracica, dorsale e della nuca. L’obesità androide si associa ad un maggior rischio di ipercolesterolemia, iperuricemia, ipertensione e ridotta tolleranza ai carboidrati e può avere delle complicanze cardiovascolari e metaboliche;
– obesità ginoide: detta anche periferica è tipicamente femminile e si caratterizza per una distribuzione delle masse adipose nella metà inferiore dell’addome, a livello dei glutei e delle cosce. Nell’obesità ginoide il grasso è presente soprattutto nel compartimento sottocutaneo, con conseguente elevato rapporto tra grasso superficiale e profondo.
Normalmente in condizioni fisiologiche, maschio e femmina si distinguono per una diversa distribuzione della massa adiposa, ad esempio maggiormente localizzata a livello dei fianchi e della pancia negli uomini, e sulle cosce e sui glutei nelle donne. Le forme corporee sono infatti legate al rapporto tra ormoni sessuali maschili (androgeni) e femminili (estrogeni).
In condizioni patologiche tali differenze possono esacerbarsi, dando luogo ai due tipi di obesità appena menzionati.

Per valutare di quale dei 2 tipi di obesità si tratti è sufficiente misurare la circonferenza della vita nel suo punto più stretto.
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Rischio di malattia elevato (obesità androide) |
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| Uomo |
Circonferenza vita > 101,6 cm |
| Donna |
Circonferenza vita > 88,9 cm |
Un dato più obiettivo e specifico si ha calcolando il rapporto tra la circonferenza misurata a livello ombelicale (vita) e gluteo (fianchi). Tale rapporto è chiamato WHR:
- si parla di obesità androide quando il rapporto WHR è > di 0,85;
- si parla di obesità ginoide quando il rapporto WHR è inferiore a 0,79.
I pazienti che superano tali valori sono considerati ad alto rischio di problemi medici legati all’obesità.
Similmente al B.M.I o I.M.C, anche il WHR è un indicatore approssimativo, poiché non tiene conto del rapporto tra la massa muscolare presente nella regione glutea e in quella addominale.
La sintomatologia dell’obesità si riduce praticamente all’aumento del peso corporeo, che può essere di entità estremamente variabile: da casi modici fino a casi gravissimi, che comportano alterazioni nella morfologia corporea. Accanto all’aumento del peso corporeo si ha tuttavia una serie di sintomi collaterali, legati o al sovraccarico funzionale che l’aumento di tessuto adiposo determina nei vari organi,o alla precoce comparsa di altre affezioni morbose, quali l’ipertensione arteriosa (aumento pressione arteriosa), diabete, artrosi, problemi alla colonna vertebrale, stress cardiaco con rischio di ictus ed infarti. Tra i sintomi più comuni rilevabili nel soggetto obeso ricordiamo:
- la facile esauribilità fisica di fronte agli sforzi,
- la dispnea (difficoltà a respirare) ,
- artrosi delle articolazioni del ginocchio,
- il piede piatto,
- frequenti sono anche le alterazioni cutanee legate all’abbondante sudorazione dovuta al fatto che il soggetto obeso ha difficoltà a disperdere il proprio calore con conseguenti arrossamenti cutanei ed anche soggetti a colpi di calore.
L’obesità predispone a numerosissime malattie. Tra queste ricordiamo:
- l’arteriosclerosi,
- l’ipertensione arteriosa,
- diabete,
- artrosi,
- gotta,
- calcolosi renale ed epatica,
- scompenso cardiaco,
- ipoventilazione.
Nel caso dell’obesità il trattamento principale è la prevenzione: adottando stili di vita sani, quindi un’alimentazione corretta e a un’attività fisica adeguata al fine così di controllare il proprio peso ed evitare che superi i livelli a rischio.
Nella diagnosi di obesità, e soprattutto in tutte le successive terapie e trattamenti dietologici, è necessario evitare autodiagnosi, ma affidarsi a uno specialista. Il trattamento consiste nella riduzione del peso corporeo, sotto stretto controllo medico e spesso presso centri specializzati, e nel mantenimento di un peso adeguato alla propria altezza grazie a un’alimentazione corretta ed equilibrata. Accanto alla dieta, spesso studiata anche sui casi specifici, va affiancata un’ attività fisica adeguata e costante ed in taluni casi si mostra necessaria seguire anche una terapia comportamentale al fine di correggere delle problematiche psicologiche.
Nei casi più complessi è necessario affiancare anche una terapia farmacologica, a base di dexfenfluramina, sibutramina, o di fentermina/fenfluramina per periodi che vanno da 6 mesi a un anno e che devono essere valutati solo dal medico. L’utilizzo di interventi chirurgici, come il by – pass intestinale o gastrico (che consente di ridurre il passaggio di cibo nello stomaco e nell’intestino tenue) o il bending gastrico (che consiste nell’utilizzo di un anello di materiale plastico al fine di ridurre la capienza dello stomaco costringendolo così ad assumere volumi di cibo inferiori) è invece raccomandato solo in casi estremi, per quei pazienti che presentino obesità acuta (con B.M.I. > 35-40) e altre patologie associate, che sono cioè ad alto rischio di mortalità come di attacchi cardiaci o ictus, oppure che non rispondano agli altri trattamenti.
Articolo di Stefano Picchi



























Grazie per lo splendido articolo, aggiungerei soltanto tra le cause dell’obesità persistente, quella cioè che l’obeso non riesce a vincere, la discriminazione sociale che subiscono gli obesi, una emarginazione continua a 360 gradi che influisce direttamente sulla loro capacità di affrancarsi dalla propria condizione, riducendo l’autostima e trasformando il ricorso al cibo in un bisogno per il proprio equilibrio psicologico (vedi http://cicciones.blogspot.com).
Grazie ancora.
Paolo
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