Tachicardia: ritmo accelerato

tachicardia

La tachicardia (dal greco tachys veloce) è definita come l’aumento della frequenza del ritmo cardiaco al di sopra del valore limite; convenzionalmente, si contano dai 50 agli 80 battiti al minuto in un individuo adulto, considerato normale per un cuore a riposo. Durante un’intensa attività fisica o a causa di una forte emozione, si ha un aumento della frequenza cardiaca, raggiungendo i 180 battiti al minuto: condizione ancora del tutto normale. Dal momento in cui, però, il battito cardiaco supera i 80-100 battiti al minuto in condizioni di riposo, si è in presenza di un campanello d’allarme: quello della tachicardia.

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Come già accennato, in un soggetto sano, la tachicardia compare successivamente a intensi sforzo, quando cioè il cuore viene stimolato a contrarsi più rapidamente per accrescere l’afflusso di sangue ai muscoli. La tachicardia a riposo, invece, affonda le sue radici in cause molteplici, come la febbre, l’ipertiroidismo, un elevato consumo di caffeina, la somministrazione di farmaci anticolinergici, decongestionanti o qualsiasi altra condizione che provochi uno scompenso cardiaco.

Partendo dal presupposto che il primo allarme della tachicardia è un’accelerazione anormale dei battiti al polso, i sintomi manifestanti lo scompenso sono palpitazioni, affanno, perdita di conoscenza, dolore toracico, spossatezza. Tutti questi sintomi variano in rapporto alla rapidità del battito cardiaco e all’efficacia dell’azione di pompa del cuore.

Esistono diverse forme di tachicardia, distinte a seconda della causa che la provoca e alle condizioni con cui si manifesta. Generalmente, si distinguono tre principali tipologie di tachicardia:

1)  sinusale o normotopa, in cui l’ aumento dell’attività del nodo senoatriale può portare a un’eccessiva stimolazione della contrazione cardiaca. Questa forma di tachicardia può anche derivare dall’attività elettrica di cellule presenti al di fuori del normale tempo fisiologico.

1)Le cause principali che portano alla forma sinusale possono essere identificate in eccessivi sforzi, emozioni intense, digestione difficile, rapido passaggio dallo stato supino a quello eretto, stati febbrili, gravidanza, anemie, intossicazioni, stato di shock o cardiopatie. Si presenta solitamente con frequenza cardiaca rapida, con al massimo 170 bpm (battito per minuto), ma regolare, senza comportare alcun disturbo particolare. Una forma particolare di tachicardia sinusale è il cardiopalmo, meglio conosciuta come sensazione del “cuore in gola”. Si avverte, infatti, in modo chiaro il proprio battito cardiaco, con sensazione di un eccessivo rallentamento o, al contrario, di una forte accelerazione o irregolarità del battito cardiaco, ma nella maggior parte dei casi è associato a semplici disturbi, come le extrasistole, o all’uso eccessivo di tabacco, alcol o caffè. Si manifesta prevalentemente in soggetti con disturbi psichici e squilibri del sistema nervoso, con sensazioni problematiche anche in situazioni in cui il battito è del tutto nella norma;

2)  eterotopa, suddivisa in sopraventricolare e ventricolare. La si avverte quando una zona del cuore induce improvvisamente stimoli elettrici di frequenza elevata e superiore a quella del nodo senoatriale, sostituendosi a esso nel controllo del battito, con il conseguente aumento della contrazione cardiaca.

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2)La tachicardia eterotopa si suddivide, come già accennato, in sopraventricolare e ventricolare a seconda della sede in cui avviene tutto quello che abbiamo appena delucidato. Nello specifico, la tachicardia eterotopa sopraventricolare, diffusa soprattutto in soggetti giovani, si manifesta con una frequenza cardiaca rapida, ma regolare, compresa tra 140 e 180 bpm (in rari casi di aritmia si arriva anche a 300 bpm), che assume la forma di episodi intermittenti della durata di varie ore o giorni. I sintomi consistono in palpitazioni, affanno, dolore toracico e svenimento. La diagnosi viene effettuata con ECG (elettrocardiogramma). Talvolta, un attacco può essere bloccato con una particolare tecnica, la manovra di Valsava, oppure bevendo acqua fredda, ma se gli attacchi sono ricorrenti si deve ricorrere alla somministrazione di antiaritmici. Le forme più note di tachicardia sopraventricolare prendono il nome di parossistiche e si manifestano con crisi improvvise che possono durare da pochi minuti ad alcuni giorni fino ad arrestarsi di colpo senza un’apparente motivazione. Può originare frequenze elevate dei battiti (anche 250 bpm nei casi peggiori), ma i sintomi non sono sempre gli stessi. Generalmente il primo sintomo che si contrae consiste in una sensazione di “tuffo al cuore”, poi, a seconda delle condizioni del cuore e della sua capacità di regolare la spinta di sangue ossigenato, può portare a un intenso dolore o a un senso di costrizione toracica che si riflette sull’organismo con sensazioni di stordimento, vertigini, sudori freddi, nausea e difficoltà a respirare. In certi casi è possibile ricorrere ad alcune tecniche per bloccare queste crisi: una delle più note consiste nello schiacciamento dei bulbi oculari, rimanendo in posizione coricata; utile in alcuni soggetti anche la stimolazione del riflesso del vomito o la contrazione dei muscoli addominali atti alla spinta intestinale oppure la deglutizione di piccoli sorsi d’acqua senza respirare. Infine si può ricorrere a una manovra molto particolare, ossia la compressione del seno carotideo, lungo il collo, all’altezza della cartilagine tiroidea, smettendo una volta raggiunto uno stato di normalità, altrimenti si corre il rischio di rallentare eccessivamente il battito cardiaco.

2)La tachicardia eterotopa ventricolare, invece, diffusa nei soggetti anziani, è una grave forma di aritmia cardiaca in cui ogni battito cardiaco viene avviato da un’attività elettrica presente nei ventricoli, determinando così una frequenza cardiaca abnormemente rapida, compresa tra 140 e 220 bpm. È causata da una grave cardiopatia come un infarto miocardico o una cardiomiopatia e può avere una durata variabile che va da alcuni secondi a vari giorni. Anche questa forma è riscontrabile tramite un ECG che presenta ampie onde anomale regolari. La terapia di urgenza consiste nella cardioversione o nell’iniezione di un antiaritmico come la lidocaina. Una tachicardia ventricolare non trattata può indurre scompenso cardiaco e può portare addirittura alla morte.

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3)  atriale, caratterizzata da irregolare battito cardiaco in cui gli atri, le cavità superiori del cuore, pulsano in modo molto rapido (300-600 bpm) e anomalo. Poiché non tutti i battiti passano attraverso il nodo atrioventricolare (ossia il regolatore degli impulsi tra atri e ventricoli), i ventricoli finiscono per pulsare in modo irregolare a una velocità di 80-160 bpm. La fibrillazione atriale si può manifestare in quasi tutte le forme di malattia cardiaca di vecchia data in cui esista un ingrossamento degli atri, come per esempio nella cardiopatia reumatica e aterosclerotica e nella tireotossicosi (condizione tossica conseguente a ipertiroidismo). I sintomi tipici di questa forma di tachicardia consistono in palpitazioni, dolori toracici provocati dal ridotto afflusso di sangue e scompenso cardiaco dovuto all’inefficiente azione di spinta del cuore che può ridurre del 30% la spinta di sangue nella circolazione. Per la diagnosi viene considerata la notevole irregolarità della velocità e della forza delle pulsazioni, confermata comunque da un elettrocardiogramma (ECG), che rivela e registra l’attività elettrica del cuore.

Molto importante è anche la tachicardia ectopica, un’aritmia sopraventricolare insolita, che si presenta in stato cronico, spesso indifferente alla terapia farmacologica, da associarsi, il più delle volte, al progredire di  uno scompenso cardiaco congestizio.

La terapia da adottare in merito alla tachicardia dipende dalle cause che provocano la stessa, spaziando tra semplici accorgimenti all’uso di farmaci.

In caso di tachicardia occasionale e lieve, si consiglia di effettuare un semplice controllo del respiro ed esercizi di distensione muscolare (esercizi di rilassamento).

In caso di tachicardia sopraventricolare parossistica, o quella provocata dal caffè e dall’alcol, il medico consiglierà al paziente, al fine di rallentare il battito cardiaco, di tossire o trattenere il respiro per un minuto,  immergere la testa nell’acqua fredda, massaggiare la carotide (l’arteria situata sul lato del collo). Nel momento in cui queste semplici indicazioni non si rivelano efficaci, il medico passa alla prescrizione di farmaci in grado di rallentare la frequenza cardiaca. In soggetti particolarmente gravi, bisogna iniettare farmaci antiritmici o praticare un elettroshock.

Per la terapia a lungo termine è prevista la cura farmacologica con impianto di pacemaker.

3 Commenti su Tachicardia: ritmo accelerato

  1. buona sera, vorrei sapere da cosa mmi può dipendere questo mio periodo abbastanza lungo di spossatezza, secchezza oculare e delle cavità nasali e più di 115 bpm a riposo e pressione 110/88; avverto anche sempre un leggero mal di testa con lievi capogiri. ho eseguito pochi gg fa le analisi del sangue per il controllo della tiroide ed i risultati rientrano nei parametri segnalati di riferimento.
    attendo Vostra risposta grazie per l’attenzione dedicatami.

  2. Salve, sono una ragazza di 21 anni da circa un mese mi vengono dolori molto forti e intensi nel petto mi prende tutta la parte sinistra ( nel momento del dolore mi viene la nausea ) il dolore dura circa un minuto.. Spesso mi si addormenta il braccio crea un fastidio molto dolorante il mio battito cardiaco e a 120.. Oggi ho fatto la visita medica il dottore ha detto che non ho nulla.. Pero io risento i dolori sempre più intensi..

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