Ufficiale: la prima mutazione del virus AH1N1 in Italia già da Agosto

Anche in Italia, come in Norvegia e in altri Paesi nel mondo, è stata riscontrata una mutazione del virus A/H1N1 e subito a proposito è intervenuto il viceministro della Salute Ferruccio Fazio che ha sottolineato per evitare di suscitare panico che il caso di mutazione del virus A/H1N1 verificatosi in Italia non è preoccupante dal momento che si è verificato durante il ricovero in ospedale e sono state immediatamente prese opportune misure per evitarne la propagazione.

Circa una decina di giorni fa le autorità sanitarie norvegesi avevano segnalato l’identificazione di una mutazione dell’emoagglutinina (proteina virale di superficie che funge da uncino per l’aggancio del virus sulle cellule a livello polmonare) del virus A/H1N1, consistente nella sostituzione, in alcuni pazienti affetti da una grave polmonite, di un solo aminoacido (una glicina al posto di un acido aspartico), anche se casi sporadici della stessa mutazione erano stati già riportati, a partire da aprile, in diversi Paesi del mondo sia in pazienti con polmoniti gravi che in pazienti con decorso benigno della malattia e quindi con esito favorevole alla guarigione.

A seguito di tali episodi che si sono verificati in diversi Paesi del mondo, l’Istituto superiore di sanità è stato indotto a rivalutare le diverse sequenze di oltre 100 ceppi virali identificati da altrettanti pazienti diagnosticati negli ultimi mesi in diverse regioni italiane, constatando che fra i diversi ceppi solo uno è stato soggetto a mutazione, responsabile peraltro di una grave forma di polmonite risolta con esito positivo a seguito di trattamento con ECMO (la macchina salva-polmoni) in terapia intensiva (La mutazione registrata nel nostro Paese, dello stesso tipo di quella stanata in Norvegia, ha come prerogativa quella di legare i recettori a livello di più proteine, attaccando principalmente i polmoni).  Per gli altri ceppi, e quindi pazienti, esaminati nessuno, inclusi quelli con manifestazioni gravi o letali, presentava una mutazione.

Da questi dati italiani si può quindi desumere che la mutazione in oggetto non appare per ora predominante sia nei casi gravi o letali di nuova influenza, sia in quelli lievi; inoltre, la stessa mutazione ha un carattere isolato e non sembra ad oggi in fase di propagazione.

Premura del ministero è stata quella di ribadire e sottolineare come tale mutazione non influisca né sull’efficacia del vaccino né su quella del trattamento con appositi farmaci antivirali ed a questo proposito i dati dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano come su oltre 160 pazienti analizzati sinora, si è riscontrato un unico caso di resistenza a oseltamivir (farmaco antivirale utilizzato nei casi più gravi di influenza AH1N1) e tale resistenza è stata spiegata come diretta conseguenza del trattamento prolungato del farmaco in questione da parte di un paziente affetto da gravi patologie preesistenti.

Giovanni Rezza, capo del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanitá (Iss) ha ulteriormente ribadito che questa mutazione del virus AH1N1, al momento, non sembra in grado di diffondersi, sottolineando come nei confronti di questo virus mutato, l’efficacia del vaccino sembrerebbe rimasta inalterata.

Il virologo Fabrizio Pregliasco spiega che benché si tratta di una variante minimale di mutazione, non va affatto trascurata e quindi deve essere tenuta sotto controllo per evitarne una sua diffusione in una seconda ondata influenzale. Pregliasco invita a non abbassare la guardia e vaccinarsi
perché si tratta di un virus mutevole: la modificazione registrata in Italia rende il virus più aggressivo, senza renderlo però maggiormente contagioso, anche se buttando un occhio al passato si è visto che i virus pandemici sono stati sempre contrassegnati da ondate distinte e benché non ci siano automatismi certi, rimane comunque la possibilità che questa mutazione, tra l’altro attesa, dia il via a nuove ondate.

Si era infatti a perfetta conoscenza che questo virus A poteva mutare come tutti i virus influenzali e per questo è stata sempre raccomandata la vaccinazione: principalmente per proteggere le persone a rischio, ma anche per diminuirne la sua incidenza e diffusione.

Nonostante la mutazione sia arrivata anche in Italia, Rezza invita a non creare allarmismi, dato che tale mutazione è stata riscontrata solo su un paziente ed anche diverso tempo fa (in un paziente ricoverato a fine agosto a Monza per una polmonite grave da cui poi si è ripreso): questo significa che la mutazione non si è diffusa.

Fazio ha sottolineato che l‘utilità della vaccinazione è anche quello di proteggere le persone da un virus più virulento che si può determinare per mutazione ed ha ribadito che i vaccini adiuvati sono quelli che dovrebbero avere la maggiore efficacia anche in caso di mutazione del virus, in quanto gli adiuvanti, come il famigerato squalene, sono in grado di accelerare la risposta immunitaria dell’organismo e rendere più efficace la difesa dal virus.

Il viceministro, inoltre, ha ricordato che il Governo ha stanziato 25 milioni di euro per mettere in piedi una rete per l’emergenza respiratoria, che prevede 14 centri nazionali d’intesa con le Regioni. Il nostro Paese si sta dotando di tutti i sistemi necessari per poter controbattere le fasi più difficili dell’epidemia.

Le vaccinazioni molto probabilmente a partire da giovedì prossimo verranno estese ai bambini, tra i sei mesi ed i 17 anni, senza fattore di rischio e possibilmente anche alle persone oltre i 65 anni con fattore di rischio.

Sui nuovi picchi dell’epidemia Fazio ha precisato che probabilmente quello della scorsa settimana non è stato l’unico ed ultimo, ma ce ne potrebbe essere un altro proprio in queste settimane in virtù dell’ondata di freddo che incombe e  forse un altro ancora a febbraio.

Articolo di Stefano Picchi

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